Tutti i dazi della Cina: così il Dragone si mangia la Ue

L'Unione europea attacca Trump anche se il protezionismo è partito nell'era Obama Intanto la bilancia commerciale italiana finisce in rosso di 15 miliardi all'anno

La guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, in realtà, non è iniziata. Per il semplice fatto che non è mai finita. La decisione del presidente americano Donald Trump di imporre dazi a lavatrici e pannelli solari provenienti dalla Cina è solo l'ultima battaglia, e nemmeno la più cruenta, di un conflitto decennale. Per questo è curioso che solo adesso si sentano i leader europei gridare allarmati denunciando il rischio di una «guerra commerciale». Incomprensibile.

Poco più di un anno fa, infatti, l'Unione europea, praticamente all'unanimità, ha rigettato la richiesta della Cina di essere riconosciuta come «Paese a economia di mercato» e, adeguandosi alla posizione della Casa Bianca (occupata da Obama, non da Trump), l'ha dichiarata «Paese a economia non di mercato». Questo consente ai Paesi aderenti al Wto (l'Organizzazione mondiale per commercio) di imporre dazi ai prodotti provenienti dal Paese orientale, così come da ogni altro prodotto proveniente da economie «non di mercato». Legalmente, perciò, la ragione è dalla parte di Trump. Gli allarmi per il «protezionismo» e l'«isolazionismo» dell'America sono, insomma, chiacchiere. Anche perché l'«America prima di Trump» ha imposto qualcosa come 112 dazi contro le merci cinesi mentre la Cina ha in vigore appena 19 dazi contro le merci americane. Trump, in pratica, sta continuando ciò che altri hanno iniziato prima di lui, Obama compreso.

L'Unione europea ha, invece, un comportamento schizofrenico (oltre che masochista). Da una parte ha dichiarato la Cina Paese a «economia non di mercato», dall'altra critica Trump se minaccia di mettere dazi, dall'altra ancora, continua a mettere la Cina sul banco degli imputati per pratiche commerciali scorrette. Attualmente, secondo i dati elaborati dal sito di data journalism Truenumbers.it, la Ue ha in piedi 20 procedimenti contro Pechino su un totale di 30. Sarà per questo che Pechino è ricorsa, molto istericamente, alla Wto denunciando la decisione della Ue di un anno fa.

Tra le pratiche scorrette che si imputano a Pechino c'è anche quella dei dazi non solo all'import ma, soprattutto, all'export. Funziona così: se un'azienda cinese intende vendere all'estero i propri prodotti lo può fare solo se non mette a rischio il raggiungimento dei target dei piani quinquennali stabiliti dal governo centrale. In caso contrario il governo impone dazi su quelle merci per renderle poco competitive all'estero e convincere i produttori a venderle all'interno. Questo vale soprattutto per i beni di prima necessità, mentre per gli altri prodotti l'export è molto incentivato: il 90% di tutti i cellulari venduti nel mondo sono costruiti o assemblati in Cina, così come l'80% dei computer e dei condizionatori. Bastano questi numeri per dare una pallida idea della potenza industriale e commerciale di Pechino: una potenza tale da mandare in rosso per 175 miliardi di euro la bilancia commerciale europea nel 2016 e per quasi 15 quella italiana nel 2017.

Ma oltre a pratiche commerciali scorrette, oltre al quasi-monopolio mondiale in alcuni settori industriali, la Cina è anche una straordinaria potenza finanziaria. Dal 2000 al 2016, ad esempio, sono stati investiti in Europa 110 miliardi di euro e a beneficiarne sono stati un po' tutti, Italia compresa: negli ultimi 7 anni sono stati investiti in Italia 10 miliardi di euro e, alla fine del 2016, oltre 450 società italiane avevano tra i soci capitali cinesi: da grandi realtà industriali alle squadre di calcio.

Ma una quota significativa degli investimenti cinesi in Europa è andata anche ai paesi dell'Est. In Ungheria le imprese cinesi hanno investito quasi 2 miliardi; 742 milioni in Romania e poco meno di mezzo miliardo in Polonia. Gran parte degli investimenti nell'Est sono serviti a rendere più efficienti le infrastrutture locali, come le tratte ferroviarie che attraversano i Balcani. Motivo? Così il made in China, che arriva in Grecia via mare, potrà arrivare sui mercati dei Paesi dell'Europa occidentale più in fretta e a minor costo.

Commenti

cgf

Dom, 28/01/2018 - 09:52

più in fretta ed a minor costo penalizzando i porti francesi, olandesi e tedeschi... mica micio-micio bau-bau, il porto del Pireo di Atene lo hanno "comprato" nel 2016 per quasi 400 milioni di euro, due impresi CINESI hanno in appalto (un miliardo e mezzo) la costruzione di 350 chilometri di ferrovia ad alta velocità tra Budapest e Belgrado, ultimo tassello per spedire direttamente la merce cinese in tutto il continente. Attualmente i lavori sono fermi per 'accertamenti' da parte della CEE; ma i lavori per quanto tentino di impedirli, potranno solo ritardarli, non potranno bloccarli totalmente. Ora vogliono importare manodopera con gl'immigrati? ma non potranno mai pagarli poco come la manodopera cinese, ne potranno incrementare i consumi. altra confusione della commissione UE.

steacanessa

Dom, 28/01/2018 - 09:57

I dazi sono giusti a causa del divario delle retribuzioni. Se vogliamo salvare la poca industria che ci resta dobbiamo imporre dazi pari alla differenza di costo della mano d’opera necessaria a produrre i beni. Punto!

Ritratto di Zagovian

Zagovian

Dom, 28/01/2018 - 11:55

(1)Nel 2003,commentavo:"Chi conosce un pò a fondo come vanno le cose in Cina,sa che i Cinesi,comperano sostanzialmente dall'estero solo quello che "al momento non producono",perchè non in grado di produrre.La Cina è un "non Mercato"!! Hanno un mercato interno enorme, che su una gran parte dei prodotti assorbe il 95%, e con un 5% che esportano quasi sempre a prezzi "politici",non direttamente legati al costo(il cui concetto è alquanto diverso dal nostro),possono destabilizzare, come una enorme onda d'urto, tanti mercati,incluso per esempio certi Paesi asiatici, dove il costo della manodopera,non è certo paragonabile al nostro. Noi invece importiamo prodotti,non perchè non siamo, o non saremmo in grado di produrre, ma solo perchè costano meno di quelli eventualmente prodotti in Italia. Quindi sono due posizioni completamente differenti".

silvano45

Dom, 28/01/2018 - 12:08

Copiare i nostri prodotti e non riuscire a ottenere giustizia in Cina è cosa normale,sono loro che hanno posto dazi e divieti e solo la Mogherini e gli inutili burocrati di Bruxelles che per strani interessi fanno come le tre scimmiette" non vedo non sento non parlo"!

Ritratto di Nahum

Nahum

Dom, 28/01/2018 - 12:27

Ci sono regole internazionali, c’è il WTO, l’articolo e scritto da un incompetente che non conosce l’ABC del diritto del commercio internazionale, da notar inoltre che le misure diTrump molto probabilmente non reggeranno alla verifica del Organo di risoluzione delle dispute dell WTO e in ogni caso riguardano pretesi aumenti eccessivi di importazioni non dumping o sovvenzioni vietate. Non è la stessa cosa.

Ritratto di scappato

scappato

Dom, 28/01/2018 - 15:02

Pima o poi si devra' arrivare a quello che veramente vuole Trump, un pareggio fra importazioni e esportazioni. Quello che attualmente fa la China, esportare per 20 e importare per 10, e' vantaggioso solo per loro.

Ritratto di scappato

scappato

Dom, 28/01/2018 - 15:15

La China esporta in quasi tutti i Paesi del mondo molto di più di quello che importa dagli stessi. Il deficit dell'Italia e' di circa 15 miliardi all'anno. Calcolando che un lavoratore non produce più di $100,000 annui, la China ci frega almeno 150,000 posti di lavoro.

Anonimo (non verificato)

nopolcorrect

Dom, 28/01/2018 - 18:36

Stati Uniti ed Unione Europea devono fare fronte comune per avere un commercio corretto con la Cina, invece di litigare stupidamente.

DRAGONI

Dom, 28/01/2018 - 19:11

SONO DEI FUORILEGGE IN CINA E DEI CORSARI CHE SPRADONEGGIANO , FACENDO ANCHE DOMPING, SUI MERCATI MONDIALI!!

Oraculus

Dom, 28/01/2018 - 19:41

I cinesi non si sono inventati nulla!!...siamo noi i collioni ad averli arricchiti , grazie ai nostri delinquenti economici del tipo Mr. IKEA...oggi morto senza miei rimpianti...

idleproc

Dom, 28/01/2018 - 19:55

L'economia oligopolistico-finanziarizzata occidentale NON è più un'economia di "mercato" tranne quuando la devono spacciare come tale giù in basso quando vogliono procedere alle spennature. Non lo è più da decenni e NON potrà MAI tornare ad esserlo. Più banalmente le economie semipianificate sono vincenti rispetto al neoliberismo finanziario oligarchico, nonostante burocratizzazione e problemi vari. Sono solo più intelligenti, sia i russi che i cinesi e hanno una classe dirigente nemmeno confrontabile come qualità con quella occidentale e sarà sempre più forte il divario visti anche i nuovi virgulti

Ritratto di wilegio

wilegio

Dom, 28/01/2018 - 23:59

Bisogna fermarli! Non si può continuare a regalare a questi delinquenti con gli occhi a mandorla e lo sguardo sfuggente il nostro continente!

Royfree

Lun, 29/01/2018 - 01:16

15 anni fa affermai che la muraglia Cinese, costruita per non far entrare nessuno ora dovrebbe invece non fare uscire i Cinesi. Mai popolo è stato così pericoloso.