Tutti i medici contro il governo: "Sta distruggendo la sanità"

Domani in tutta Italia ambulatori chiusi e operazioni rinviate

Milano - Domani i medici scendono in piazza contro il governo Prodi: secondo i sindacati di categoria sono troppe le ambiguità di questo esecutivo. Fatte salve le urgenze, saranno rimandati circa 45mila interventi chirurgici e 5 milioni di prestazioni tra visite specialistiche, esami di laboratorio e diagnostici. Non saranno in servizio neppure i veterinari e i medici del territorio.

Anche i medici di famiglia sono in fibrillazione e stanno per proclamare lo stato di agitazione. Diverse sono le motivazioni di scontento, ma in cima alla lista c'è la questione dell'intramoenia che coinvolge tutti i dirigenti e i primari, obbligandoli all'esclusiva con il Servizio sanitario nazionale. Venerdì serrande abbassate per la dirigenza del Servizio sanitario nazionale. Salteranno circa 5 milioni di prestazioni e 45mila interventi chirurgici che dovranno essere rimandati a data da definire. Garantite, ovviamente, urgenze ed emergenze. E non solo: stop anche ai controlli nei macelli e nei mercati ittici. Tutte le sigle sindacali della dirigenza medica, veterinaria, sanitaria e amministrativa del Sistema sanitario nazionale hanno deciso di alzare la barricate: «È la prima volta - sottolineano i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Aaroi (Anestesisti e rianimatori ospedalieri italiani), Anaao-Assomed (Medici dirigenti), Cimo (Medici ospedalieri) - che i medici, i chimici, gli amministratori, i veterinari, i sanitari del Ssn scioperano contro il governo Prodi». Al centro della protesta l’adeguamento dell’indennità di esclusività (ferma a quella fissata nel ’99 e mai adeguata, nemmeno all’inflazione), la riduzione della precarietà («per i precari del Sistema sanitario nazionale non c’è stata nessuna attenzione»), e la questione dell’intramoenia.
E Massimo Cozza, segretario nazionale della Cgil medici, tiene a precisare che «dopo un anno di governo Prodi le condizioni dei medici pubblici sono peggiorate, così come per gran parte dei lavoratori di tutto il pubblico impiego». Ecco perché la Cgil medici, aderisce allo sciopero di domani.

«È la prima volta che tutti i medici scioperano contro questo governo. Proprio il governo dell’Unione - aggiunge Cozza - che avrebbe dovuto garantire il diritto al contratto ed al lavoro nel pubblico impiego, ha fino a oggi dimostrato una ambiguità non più accettabile. Troppe parole, fatti pochi. E noi ora diciamo basta».
Anche i medici del territorio stanno per proclamare lo stato di agitazione. Chiedono l’apertura delle trattative per le convenzioni ormai scadute. I sindacati dei medici di famiglia, dei medici di continuità assistenziale, dell’emergenza sanitaria e della dirigenza medica territoriale, dei pediatri di famiglia e degli specialisti ambulatoriali denunciano infatti «i ritardi e le inadempienze negli accordi regionali e chiedono la riapertura delle trattative per l’area del convenzionamento».

I sindacati denunciano il mancato rinnovo di contratti e convenzioni scaduti ormai da anni e lamentano gravi ritardi nelle trattative per gli accordi decentrati in molte regioni e sottolineano come «tutti i medici, siano vittime di continue campagne di denigrazione e come l attività di decine di migliaia di professionisti sia ormai ostaggio di innumerevoli, quanto inutili, burocratismi. Tutto a scapito del rapporto fiduciario con il paziente e quindi a danno dei servizi offerti ai cittadini». Per tutte queste ragioni si stanno avviando le procedure per la dichiarazione dello stato di agitazione e verrà chiesta alla la riapertura delle trattative per il rinnovo delle convenzioni. Ieri pomeriggio, nel frattempo, il ministro della Salute, Livia Turco, ha incontrato tutti i sindacati di categoria. L’incontro, era stato fissato da tempo per discutere della questione dell’intramoenia che obbliga all'esclusiva tutti i dirigenti e i primari.