Tutti i migliori in una serata

L’ «Aperitivo» del Manzoni è un’occasione, unica, per vedere sul palco il «dream team» del jazz contemporaneo. Solo Zorn poteva portare sullo stesso palco una trentina di musicisti - tutti bianchi e che hanno in comune il superamento delle barriere del jazz - tra i più quotati della scena mondiale, intercambiabili fra loro come in una partita di basket dei Globe Trotters. Lui aprirà la serata con il suo quartetto (un supergruppo con la tromba di Dave Douglas prodiga di esplorazioni in tutte le direzioni, comprese le collaborazioni con compagnie di danza moderna; il contrabbasso di Greg Cohen e l’avventurosa batteria di Joey Baron) per poi lasciare spazio a diversi gruppi che s’incrociano tra loro in una serata che valorizza e al tempo stesso annulla generi e stili. Zorn guida i «suoi» in un viaggio che parte dalla tradizione e sbarca nel futuro; la radice è afroamericana ma il suono si spezza continuamente in mille rivoli (dall’acustico all’elettrico, dal folk al blues, dalla contemporanea all’hip hop) e lo show s’intitola Masada Marathon iPod Concert. Ogni venti minuti gli artisti si alterneranno in modo da formare la playlist di un prezioso iPod vissuto sul momento. Nell’altalena sonora il quartetto di Zorn sarà seguito dal clima cameristico del duo pianoforte violino Sylvie Courvoisier-Mark Feldman, il quale Feldman poi guiderà Bar Kokhba, progetto acustico con Cohen, Baron, il percussionista Cyro Baptista e Marc Ribot. Ribot è uno dei superassi della serata; la sua chitarra ha colorito le atmosfere maledette di Tom Waits (dischi come Rain Dogs) per poi dedicarsi all’avanguardia e alle collaborazioni con artisti storici come McCoy Tyner (2008). Ribot (che ha partecipato all’incisione del progetto Masada Guitars con Bill Frisell e Tim Sparks) avrà ampio spazio guidando anche il sestetto Dreamers, dal titolo dell’omonimo album di Zorn.
Una notte da favola da vivere più che da descrivere, con i mille contrasti tra le incursioni ritmiche del Banquet of Spirits e la irresistibile fantasia di Medeski Martin & Wood, il violoncello solo di Erik Friedlander, le melodie ora melanconiche ora scatenatef del New Klezmer Trio, il folk jazz del Bester Quartet e il suggello finale di Zorn che torna sul palco per guidare un ottetto di incontenibile vitalità nei meandri di Electric Masada.