Tutti i modi per salvare Fincantieri a Sestri Ponente

(...) concretamente alla risoluzione dei problemi per cui è stato chiamato ad amministrare, si diletta ad aizzare i lavoratori, forse per coprire altre mancanze, populisticamente e demagogicamente come la Fiom (...)».
Parole fortissime, anche perchè non vengono dalla parte politica contrapposta a Marta Vincenzi. Ma da un sindacato dei lavoratori, che si preoccupa di preservare i posti non solo dei suoi iscritti, ma di tutti i lavoratori di Sestri Ponente.
E, da questo punto di vista, continuiamo a prendere atto di nuove adesioni al fronte dei «responsabili» e dei «ragionevoli», di chi non è Marta Vincenzi e di chi non si riconosce nella linea suicida della sinistra genovese. Una sinistra con cui non è nemmeno ipotizzabile ragionare di larghe intese, proprio perchè vive in un altro secolo. Persino quelli che nell’altro secolo non erano ancora nati, ma che hanno le stesse idee di vecchi arnesi comunisti. Anche se hanno cambiato nome.
Eppure, per l’appunto, un’altra Sestri è possibile. Ho molto apprezzato, ieri, le dichiarazioni di Raffaella Della Bianca, consigliere regionale del Pdl, dura e pura delle leggi di mercato, che ha prefigurato per Sestri anche una storia di produzioni alternative. E che continua lo straordinario percorso mediatico di ritrovata freschezza politica che l’ha portata fuori dalle secche delle inutili e stantie polemiche di partito, per approdare al centro dei problemi e, soprattutto, dell’individuazione delle loro soluzioni. Bene, brava.
E mi ha fatto enormemente piacere constatare che Edoardo Rixi - capogruppo della Lega in consiglio regionale, che continuo a ritenere uno dei migliori candidati possibili alla carica di sindaco di Genova - non è arroccato sulle posizioni della Fiom, come talora è parso. Anzi, Rixi ha lanciato una proposta seria: che Sestri Ponente possa essere sede della fabbrica dei motori di Isotta Fraschini, storico marchio di proprietà di Fincantieri, attualmente ospitata da Bari, non senza problemi. Che si faccia o no, è comunque una svolta intelligente e seria che esce dal refrain della sinistra e della Fiom che chiedono «a Sestri navi e nient’altro che navi». Anche se le navi non ci sono. E, allora, bene: lavorare anche sulla fattibilità della produzione motoristica nei bacini di via Soliman, magari integrata a parti di navi.
La soluzione - come ha ben capito l’amministratore delegato Giuseppe Bono, a volte insultato per questo anche da una parte della politica, che invece di guidare i lavoratori verso la saggezza va al traino delle proteste più inutili ed estreme - è quella di cavalcare il mercato. Non di farsi travolgere dal mercato. Ed ecco, quindi, la proposta delle carceri galleggianti, sprezzantemente rifiutata dagli stessi che piangono ora, Marta in testa; ed ecco le piattaforme off-shore; ed ecco l’idea delle pale eoliche; ed ecco l’ipotesi di Plasmare, gli smaltitori di rifiuti in mare pensati dal genovesissimo Cetena.
E poi c’è una soluzione di cui si parla pochissimo, ma sarebbe perfetta. E coglierebbe due piccioni con una fava. Ne ha accennato qualche volta l’ex presidente dell’autorità portuale Giovanni Novi, galantuomo che certamente può avere sbagliato ma non si è mai arricchito nemmeno di un centesimo pubblico, i cui comportamenti avrebbero dovuto essere surrealmente controllati da personaggi i cui nomi compaiono oggi nelle indagini sulla «cricca» dei lavori pubblici.
L’idea sarebbe questa: visto che si chiedono insistentemente spazi per le riparazioni navali - l’unico mercato del settore in crescita - e si ipotizza a breve il sesto bacino per le riparazioni, questo potrebbe essere portato negli stabilimenti Fincantieri di Sestri Ponente. In questo modo, anche con il ribaltamento a mare, la vocazione navalmeccanica della fabbrica sestrese verrebbe rispettata appieno. E con essa anche i posti di lavoro, che sono ciò che ci sta più a cuore.
Allo stesso tempo, lasciando le riparazioni attuali dove sono, per non pregiudicare il lavoro degli imprenditori già impegnati nel settore, sarebbe possibile evitare nuove strutture impattanti di fronte al quartiere di Carignano - che già potrebbe avere a breve il nuovo Galliera - evitando che il sesto bacino crei inquinamento acustico e visivo in una zona che non è industriale. Battaglia, quest’ultima, che è stata portata avanti benissimo in consiglio regionale dal capogruppo pidiellino Matteo Rosso.
E intendiamoci bene. Non è questione di favorire un quartiere ricco rispetto a uno popolare o di fare una gradutatoria delle zone della città, come qualcuno ogni tanto butta lì demagogicamente. Ma, molto più semplicemente, si tratta di rispettare la vocazione e la storia delle singole zone.
Soprattutto - anche al netto dello scellerato investimento che fece acquisire il Superbacino dal Porto di Genova per poi regalarlo di fatto ai turchi di Tuzla, che furono felicissimi di farselo regalare - chi pensa di mettere il nuovo bacino al posto dello Yacht Club Italiano e dei circoli attualmente ospitati nell’area di Porticciolo Duca degli Abruzzi, non tiene conto nemmeno del fatto che la costruzione che ospita lo YCI è di inizio secolo ed è tutelata, proprio come il Mercato del Pesce. Poi, può piacere o non piacere, ma semplicemente non si può toccare.
E allora portiamo le riparazioni nell’area Fincantieri di Sestri. Sembrerebbe la quadratura del cerchio, l’uovo di Colombo, la logica conclusione di questa storia. Logica, appunto. Forse il problema è tutto lì.