Tutti i pasticci dell’Unione nella divisione dei ministeri

La Previdenza non ha delega sulle pensioni. Gli enti locali escono dalla sfera dell’Interno

Antonio Signorini

da Roma

«Mi aspetto di vedere il ministro Giovanna Melandri saltare dentro il cerchio di fuoco», dice Francesco Storace. Ma non è una fantasia un po’ nostalgica quella che passa per la testa del senatore di Alleanza nazionale ed ex ministro della Salute. Il fatto è che non riesce proprio a capire quali saranno le competenze del nuovissimo ministero delle Politiche giovanili e attività sportive affidato all’esponente dei Ds. «Non riesco a concepire politiche giovanili che non siano quelle del ministero dell’Istruzione e del Lavoro», spiega. Rimangono solo gli esercizi ginnici, insomma.
Ma i dubbi sollevati dal complesso puzzle di competenze e nuovi dicasteri non si fermano al ministero della Melandri. Storace è dell’idea del riformista Emanuele Macaluso, che ieri lo ha bollato come una «spartizione indecente». E non è d’accordo con il segretario Ds Piero Fassino che vede piuttosto una «polemica strumentale». Per fare chiarezza Storace pensa che il primo passo debba essere un’audizione parlamentare dei sindacati di categoria. Le stesse sigle, Fp Cgil in testa, che hanno chiesto di vedere il governo e che minacciano un autunno caldo se non gli si spiegherà come sia possibile conciliare il boom di ministeri con l’impegno a non far crescere le spese.
Sotto accusa il primo decreto dell’esecutivo guidato da Romano Prodi. Storace lo ribattezza il «decreto Caponi», perché sembra scritto, spiega, dai fratelli alle prese con la famosa lettera del film Totò, Peppino e la Malafemmina. Le limitazioni della riforma Bassanini - chiede polemicamente l’esponente di An - «dovevano valere solo per la coalizione del governo Berlusconi?». Il testo varato dall’ex ministro dei Ds, ricorda, «originariamente prevedeva solo 10 ministeri, poi 12, saliti a 14 con la coalizione di centrodestra. A quale logica di funzionalità rispondono i 18 ministeri?».
Poi, Storace, passa in rassegna una decina di questioni aperte. «L’aggiunta di competenze sull’alimentazione nel nome del ministero dell’Agricoltura comporterà la sottrazione di ruolo al ministero della Salute?». Il fatto, spiega, è che sull’alimentazione c’è sempre stata competizione tra il dicastero della Salute e quello delle Politiche agricole. Avere scelto di puntare sul secondo potrebbe significare che al governo, più che la sicurezza alimentare, sta a cuore la tutela del prodotto.
C’è poi il ministero dell’Economia al quale «vengono sottratti il coordinamento e la verifica degli interventi per lo sviluppo». Con quale intento, chiede «se non quella di mascherare la vecchia ripartizione fra Tesoro e Bilancio» e cioè «fra chi stanzia e chi sperpera?». Perché, aggiunge, «uno snodo centrale dell’economia quale è il Cipe viene trasferito a palazzo Chigi? Che senso ha sottrarre al nuovo ministero per lo Sviluppo, in un’epoca di economia globale, la promozione delle politiche per la competitività internazionale?». Problemi anche dallo «spacchettamento di Infrastrutture e Trasporti, visto che «il decreto Prodi-Caponi non chiarisce chi tra i due ministeri dovrà effettuare la vigilanza sul settore dei trasporti oltre che sull’Anas».
C’è poi il pasticcio sulle pensioni, affidate dal decreto al dicastero per la Solidarietà sociale che dovrebbe essere in via di soluzione. Ma il senatore non capisce nemmeno l’idea di affidare al ministero guidato da Paolo Ferrero la competenza sui «flussi di ingresso di lavoratori extracomunitari, tipica del ministero del Lavoro, e le competenze sulla droga, che casomai avrebbero potuto essere incardinate alla Salute». Dubbi anche sul ministero dell’Interno al quale sono state tolte le competenze sulle funzioni di Comuni e province: «C’è un problema di governo delle prefetture?», è il suo dubbio.
Non mancano le sovrapposizioni di competenze. Come faranno i ministeri allo Sport e alla Famiglia a dare indirizzi? «Li dovranno imporre alla Solidarietà sociale e poi all’Economia?». E il sospetto di un’esplosione dei costi. «Che vuol dire che anche i ministri senza portafoglio potranno far ricorso a personale di altre amministrazioni? Ci sono in vista altre assunzioni?». A chiarire tutto questo, secondo Storace, dovrà essere Prodi. E se non risponderà, il gruppo di An sta valutando di inviare una lettera ai senatori a vita: «Chi ha senso dello Stato non può accettare queste cose».