Tutti i peccatucci dei moralisti

Si può partire alla rovescia, dalla zeta di Zucchero. In un'intervista del 2006 a Panorama proclama: «Per un cantante, non andare in tv è salutare». Subito dopo, nel giro di poche ore, passa su Tg1, Tg5, Sky e di nuovo su Raiuno, ospite di Miss Italia.
E il ministro del lavoro, Cesare Damiano? Lancia una crociata contro il lavoro precario, ne diventa il difensore indomito: nel febbraio di quest'anno, gli ispettori scoprono dentro i suoi stessi uffici una quarantina di precari, tutti regolarmente senza contratto, qualcuno pure senza stipendio.
Proseguendo a caso. Franco Carraro: nel 1960, a ventun anni, più volte campione italiano di sci nautico, lascia l'agonismo e avverte: «Non ci si può occupare tutta la vita di sport, si diventa degli spostati». Da quella volta, non s'è più spostato dalle sedie federali. Per rimuoverlo, è servito lo tsunami di calciopoli.
E avanti. Vincenzo Visco non perde una sola occasione per invitare gli italiani al rispetto delle regole, come cittadini e come contribuenti. Al suo attivo, una condanna in Cassazione per abuso edilizio: via, era solo un box nel damuso ristrutturato, spiega senza provare grossi imbarazzi.
Commoventi anche queste parole: «L'economia non può trascurare l'aspetto morale: lo sviluppo deve consistere nel mettere i prodotti al servizio dell'uomo, nella sua somiglianza divina e nella sua vocazione all'immortalità». Così scrisse Gandhi? O Madre Teresa di Calcutta? È semplicemente Calisto Tanzi.
No, non ne ha lasciata cadere nemmeno una: al sesto volume della personalissima collana contro qualcosa o contro qualcuno, Mario Giordano sposta il mirino sulla categoria più affollata della vita nazionale, i grandi acrobati della morale. In trecento pagine, sovrastate da un titolo programmatico e giustamente insolente (Senti chi parla, Mondadori, 17,50 euro), uno di fila all'altro ritroviamo tutti i nostri prestigiosi maestrini pubblici, questa brava gente che dalle televisioni, dai seggi parlamentari, dalle colonne dei giornali elargisce a ciclo continuo le solenni lezioni su come stare al mondo, salvo occultare abilmente quanto combina in ambito domestico.
Diciamolo: ottima idea. Capita sempre più spesso di scoprire su questo o su quel giornale la contraddizione di un personaggio pescato in castagna, da Casini che si batte per la famiglia portandosi dietro la storia di un divorzio a D'Alema che si batte per i deboli a bordo della barca a vela. Ma trovarsi tra le mani una vera e propria enciclopedia delle piccole e delle grandi ipocrisie italiane, minuziosamente ricostruite per settore e per singola persona, questa è decisamente un'altra cosa. Chiamiamola pure una doverosa opera di profilassi pubblica, che scientificamente vaccina la gente comune contro il simpatico costume dei nostri predicatori, imbattibili nel raccontarla sempre bene senza raccontarla mai giusta.
È come sfogliare un album di figurine Panini. Il dirigente di una cooperativa antimafia che porta i pizzini a Provenzano. Il severo educatore che finisce sotto inchiesta per pedofilia. Il grande ecologista che inquina. Il moralizzatore del calcio che telefona a Moggi. Basta immaginare un nome, un nome qualunque: c'è. Il presidente Napolitano, Vittorio Sgarbi, Gad Lerner. E Mieli, e Montezemolo, e Ferrara. E Moratti, e Santoro, e la Tamaro. Maestro del ramo, il mito Celentano: capace di andare in video per fustigare il nostro attaccamento al dio denaro, subito dopo aver firmato il contratto di un milione e quattrocentomila euro per quattro puntate. Subito dietro il Molleggiato, Padre Fedele da Cosenza: predicava la castità, persino in televisione, ma razzolava sotto le lenzuola.
Del resto, spiega Giordano, siamo un Paese così. «Dove tanti politici hanno la faccia come il cuneo. Dove si attacca il condono fiscale in tv e lo si difende dal proprio commercialista, dove si chiedono a gran voce virtù morali e appuntamenti con le prostitute, dove si critica chi se ne va dall'Italia firmando acidi articoli dalla propria residenza svizzera (Mina, e chi se no: n.d.r.)».
Il risultato dell'operazione verità? «Pochi inviti a cena e molti nemici, rare recensioni e tante frecce avvelenate», prevede Giordano con tranquilla consapevolezza. Ma questa è l'inevitabile ondata di ritorno che investe in Italia chi si permette di. Bisogna farsene una ragione. Sopravvivere. D'altronde, non è che Mario sia tipo da poter fare diversamente. Le attitudini del grillo parlante non nascono oggi, così per caso. Il soggetto ha sempre stupito tutti quanti, qui al Giornale, per la sua inesauribile capacità di lavoro, di ricerca e di denuncia. Tenero padre di quattro bambini (come marito, chiedere alla signora Paola: sembra perfetto, visto che non c'è mai), nonché mansueto collega di lavoro, davanti alla realtà della vita pubblica diventa fustigatore implacabile e inenarrabile rompiballe.
Resta da scambiarci, di fronte a questo suo spietato rosario di tromboni farisei, sempre pronti a insegnarci il bon ton della vita senza applicarlo mai, la semplice domanda prevista nel libro: «Che fare, allora?». Diffidare, protestare, denunciare? O piegarsi, rassegnarsi, rinunciare? Una risposta di Giordano non c'è. «Il mio compito è raccontare, svelare, mettere in guardia. Suonare il campanello quando qualcuno sta abusando della nostra buona fede. Al massimo mi sento il "Ciss viaggiare informati". Consiglio di non mettersi in auto senza catene a bordo».
Compito assolto, vecchio mio. Vecchio in senso amichevole, visto che l'individuo, nonostante abbia già un curriculum da bisnonno, è ancora un bambino di quarant'anni. Certo riceverà qualche regalo in meno a Natale, certo non incasserà entusiastiche accoglienze dalle Natalie Aspesi e da tutti i circolini degli intelligenti che contano. Ma merita comunque la pacca sulla spalla dagli italiani normali: il libro arriva al momento giusto, quando la pazienza è al limite, quando ormai non se ne può più. Sentito omaggio, per via indiretta, all'antica virtù ormai completamente rinnegata: la coerenza, questa sconosciuta.
Cristiano Gatti