Tutti i «pezzi di ricambio» dell’uomo biotech

Tessuti e cellule danneggiati riparati dalle tecno-protesi

da Milano

È relativamente breve ma già ricca di successi la storia della «fabbrica del corpo umano» e dei suoi «pezzi di ricambio» destinati a riparare - tra l’altro - tessuti e cellule danneggiati. Una sperimentazione cominciata a metà degli anni Ottanta con le prime colture di pelle che vengono trapiantate su pazienti ustionati. Si prosegue nel 1994 con l’espansione della cartilagine applicata per riparare le articolazioni compromesse. È del ’95, invece, il primo trapianto di epitelio corneale che ridà la vista a un paziente che l’aveva persa in un incidente. Nel 2000 si concretizza la ricostruzione dei segmenti ossei tibia-ulna con cellule staminali a base di ceramica porosa, mentre nel 2003 ci sono i primi tentativi di riparare il muscolo cardiaco con cellule prelevate dal midollo osseo dello stesso paziente. In questo campo le prospettive sono aperte a qualsiasi sviluppo, con l’unico limite dettato dai confini della bioetica. E anche l’Italia è in grado di fare la sua parte: all’avanguardia, ad esempio, sul fronte della ricostruzione del muscolo c’è il gruppo di ricerca del professor Giulio Cossu della Sapienza di Roma e quello del professor Fulvio Mavilio del San Raffaele di Milano. Leadership americana, invece, per quanto riguarda la «revisione» dei vasi sanguigni e dell’apparato urogenitale: nel primo caso vanno segnalati gli studi condotti dal professor Nerem nel suo centro di Atlanta; mentre nel secondo sono da rimarcare le sperimentazioni condotte dal professor Atala dell’università di Boston. Ma l’elenco delle ricerche avviate è lunghissimo: arti meccanici collegati alle terminazioni nervose e comandati direttamente dal cervello; minielettrodi nel cranio per combattere il tremito del Parkinson; femore artificiale al titanio per i malati di cancro alle ossa. Progressi anche in campo andrologico con l’inserimento nel corpo cavernoso del pene di due cilindri al silicone per curare le disfunzioni erettili.
La scienza può contare inoltre anche su un valido cuore artificiale: si chiama CardioWest, consiste in due camere di poliuretano alternativamente riempite di aria compressa e sangue, separate da un diaframma e il cui movimento è gestito da un piccolo stimolatore esterno.