Tutti i professori del presidente

Erika Falone

Mentre tutta Italia tiene gli occhi puntati sul Quirinale, aspettando l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica, ieri pomeriggio, a Genova, tre professori (Paolo Armaroli, docente dell'Università di Genova, giornalista e deputato, Raffaele Perrotta, docente della facoltà di Scienze della Formazione di Genova e Mauro Tebaldi, docente dell'Università di Sassari) si sono dati appuntamento intorno a un tavolo per la presentazione del libro di Marcello Staglieno «L'Italia del Colle, sessanta anni di storia attraverso dieci Presidenti della Repubblica». E, partendo dai ritratti tracciati dall'autore, dalle testimonianze dirette e indirette che il volume raccoglie, hanno preso spunto - moderati dal caporedattore della redazione di Genova de Il Giornale, Massimiliano Lussana - per confrontarsi, a secondo dei loro punti di vista «accademici», sul tema «presidente della Repubblica».
È Staglieno stesso a chiedere che la discussione abbia inizio dalla recensione pubblicata su Il Giornale a firma di Alessandro Massobrio, secondo la quale Staglieno sarebbe dalla parte «degli avversari» in merito alla Devolution.
Si difende dall'accusa di aver cambiato bandiera, lui, ma ammette: «Trovo che la Devolution, così come è stata pensata - dice Staglieno -, possa essere un fattore destabilizzante per il paese».
Dalle riforme alla figura del Presidente ideale, passando sempre attraverso le pagine di «L'Italia nel Colle». «Che sono pagine di politica alta, di pedagogia nazionale - commenta Armaroli -, che contribuiscono al recupero delle nostre radici».
Un argomento di attualità, quello trattato da Staglieno, testimonianza sulle vite che si sono avvicendate sulla poltrona del Quirinale. Sì. Di vite. Se infatti c'è stata una posizione sul quale i professori si sono trovati d'accordo, è stata quello che Armaroli ha definito fattore «P», relativo alla personalità di ogni singolo Presidente che, in un modo o nell'altro, ha finito con l'influire sulle sue scelte nel periodo di reggenza. Non c'è solo questo. A «fare un presidente» contribuiscono anche il sistema in cui esso si muove, quindi quello parlamentare, e l'efficiente macchina burocratica del Quirinale, che ruota tutta intorno alla persona del Presidente.