Tutti i segreti del Texas hold’em

da Milano

Texas hold’em. Si chiama così il poker che, anche grazie alla televisione, ha conquistato il mondo e letteralmente soppiantato il gioco tradizionale (quello con 5 carte in mano e un cambio) piuttosto che le «telesine» (una carta coperta e le altre 4 scoperte). Texas perché sarebbe stato inventato lì. Hold’(th)em perché l’antico motto texano dice: «You have to know when to hold them, and when to fold them». Cioè: «Tu devi sapere quando tenerle o quando buttarle». Le carte, naturalmente.
Il poker non è un gioco unico. È un insieme di giochi correlati che hanno in comune una serie di regole e di meccanismi per le puntate in denaro (bluff compreso). Nel Texas hold’em si gioca con tutte e 52 le carte del mazzo, da 2 a 8, o anche 10 giocatori. Ogni mano inizia con il giocatore a sinistra del mazziere che mette un buio (una puntata base, supponiamo 1 euro), e quello dopo un controbuio (di solito il doppio, 2 euro). Poi si danno le carte: 2 a testa. Il terzo giocatore di mano deve decidere se: vedere il controbuio, rilanciare o andare via (fold) e così via fino al completamento del giro. A quel punto se non ci sono stati rilanci tali da mandare via tutti, per i giocatori rimasti il mazziere gira sul tavolo tre carte in un colpo solo (il flop). E di nuovo si punta, si vede, si rilancia. Poi si gira un’altra carta (il turn), e infine la quinta e ultima (il river). A questo punto, dopo l’ultimo giro di puntate, chi è eventualmente rimasto mostra le due carte in mano. E vince la combinazione di 5 carte (due in mano più tre sul tavolo, o una più 4) migliore. Seguendo la gerarchia scala reale, poker, full, colore, scala, tris doppia coppia, coppia, carta singola. Se la combinazione migliore è la stessa dell’avversario o, caso limite, è data dalle 5 carte comuni, il piatto si divide. Le puntate possono seguire vari schemi. Il più classico è il no limit: ogni giocatore è esposto fino all’ammontare di fiches che si trova davanti. E in ogni momento, quando è il suo turno, può puntare all in: tutto dentro.
Dato questo tipo di gioco, è evidente che le carte di partenza sono fondamentali per decidere se giocare o andarsene. Due assi, per esempio, sono fortissimi. Due e Sette è la mano peggiore, da non giocare mai, a meno di non essere controbuio e non aver subito rilanci. Se poi nel flop si gireranno due sette e un due, allora si avrà fatto un full che ben difficilmente verrà battuto da altri.