Tutti i sindacati all’unisono voltano le spalle al premier

Tre mesi fa gli insulti al ministro del Lavoro Elsa Fornero. Ora la contestazione al governo Monti tutto, con l’avvertimento che la protesta continuerà: «Ora sto anch’io tra i 300mila anziani e forti... ma non siamo morti». Questo lo slogan più diffuso comparso su magliette e striscioni della manifestazione organizzata da Cgil, Cisl e Uil a Roma e che ieri ha raccolto circa 200mila persone a piazza del Popolo. Parola d’ordine: svolta. E contestazione, al governo Monti, per le politiche su lavoro e pensioni, in un clima di ritrovata unità delle tre sigle. «Di annunci si può anche morire: il governo cambi agenda subito. Se non cambia saremo nelle piazze, continueremo perché non ci rassegniamo», tuona la leader Cgil Susanna Camusso (di spalle sul palco, nella foto). «Saremo l’osso più duro, non staremo zitti», avverte il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. E il leader della Uil, Luigi Angeletti: «Il governo non sta facendo tutto quello che è necessario per uscire dalla crisi. Siamo pronti ad altre mobilitazioni». Angeletti va in affondo: «Senza concertazione, senza confronto, le lobby fanno quello che vogliono». Mentre la Camusso aggiunge: «L’Imu così non va bene, non va bene che chi ha grandi patrimoni immobiliari paghi meno di un pensionato, il fisco non è un modo di fare cassa». Le sigle annunciano nuove imminenti proteste, se la musica non cambierà. Il nodo restano, oltre alla politica del lavoro, gli esodati e l’eccessiva pressione fiscale su lavoratori dipendenti e pensionati. La riforma del Welfare in cantiere, secondo i sindacati, non farà che aumentare il conflitto sociale e la politica economica è iniqua e con troppo rigore. Al corteo di ieri, dal titolo «Il valore del lavoro», c’erano anche l’ex segretario della Cgil Guglielmo Epifani ed esponenti politici come Cesare Damiano e Stefano Fassina del Pd.