Tutti i testimoni (pure a sinistra) del voto falsato

(...) a riguardare tutte le schede? Una domanda alla quale non si potrà mai dare una risposta, perché la legge vieta di farlo, a meno che non lo dica il Tar. E il Tar deve essere sollecitato con un ricorso. E perché nessuno lo fa? «Perché il Tar risponderebbe, se va bene, tra cinque anni», ripetono in coro i «tecnici» dei partiti. Come dire che errori clamorosi, brogli e ogni tipo di irregolarità sono in un certo senso tutelati dalle legge elettorale per le amministrative.
Vista l’urgenza della situazione, non sembra neppure lecito sperare in una sospensiva immediata. Eppure c’è chi non si arrende. E non si tratta solo degli «sconfitti». A gridare alla sparizione dei voti sono anche molti candidati del centro sinistra. La precedenza va data però ad Alberto Gagliardi, ex sottosegretario, che ha visto «perdere» persino il suo voto. «Nel mio seggio Forza Italia ha preso il 40 per cento - interviene -. Passi per la preferenza di mia moglie, di mio figlio e di altre 25 persone di cui potrei essere certo. Ma del mio voto non posso avere dubbi. Eppure in quel seggio non risultano preferenze per me. A questo punto chiedo un giurì, magari presieduto dal sindaco Giuseppe Pericu (perché per me è ancora lui il sindaco) che mi dica se sono in grado di intendere e votare, se sono capace a fare una croce e a scrivere il mio nome. E se qualcuno mi dice che non esiste neppure un voto a me in quel seggio lo querelo».
Da un ex sottosegretario a un ex vice questore. Angela Burlando, consigliere uscente e non rientrante dei Ds, ieri ha incontrato il procuratore aggiunto Mario Morisani per preannunciare un suo esposto sulla sparizione di molti voti che a lei risulterebbero. Stessa scelta l’ha fatta Francesco Scidone, segretario provinciale dell’Italia dei Valori, la Lista di Pietro, non eletto per una ventina di voti e convinto di avere ottenuto molte preferenze non risultanti nella conta. Tutti superesperti del voto, che difficilmente hanno sbagliato.
Incredibile la testimonianza di un rappresentante di lista e candidato lui stesso. Roberto Serra era al seggio 584, Municipio IV Valbisagno. «Io stesso ho contato 13 schede con preferenze per me - spiega -. La presidente di seggio, alla fine delle operazioni, me ne ha riconosciute 23, altre 8 sono state purtroppo giustamente annullate. Il mio seggio è stato tra i primi a chiudere, tutto è filato liscio, nessuna contestazione, ottima gestione da parte di presidente e scrutatori. Ebbene, scopro che non risulta neppure una preferenza per il sottoscritto. Certo, poi va detto che in quell’edificio non esisteva neppure un fax per spedire i dati, che venivano affidati a una bidella che li dettava per telefono. Come si fa ad avere certezze del voto? Ho chiamato in prefettura e mi hanno detto che sanno che è tutto sbagliato e che devono ricontrollare tutto. Speriamo».
Pina Renna, candidata al consiglio comunale per Forza Italia, denuncia la sparizione di voti: «A Borgoratti ha votato una mia amica carissima a Borgoratti, di cui sono sicura al cento per cento. In quel seggio non mi risultano preferenze». Da Forza Italia ad altri candidati di centrosinistra, che vogliono mettere in dubbio la correttezza del risultato elettorale. Pietro Randazzo, Unione a Sinistra, candidato al Comune nelle liste di Rifondazione, di esperienza ne ha da vendere. Ma mai come questa volta ha provato sulla sua pelle le irregolarità: «A Rivarolo ho due famiglie fidatissime, sono come fratelli, e mi risulta solo una preferenza - fa l’elenco -. A Pontedecimo ho 26 voti, quando abitualmente ne prendo 200 solo nella mia strada. Aspetto i dati finali, sennò chiedo al mio partito di prendere una posizione forte, voglio andare al Tar, riverificare tutto». Andrea Rapetti, candidato di Forza Italia in Comune, appare quasi ripetitivo: «Certezze assolute non ne posso avere, ma mi risultano molti voti quasi certi, ad esempio a Voltri, dove invece non ho neppure una preferenza. E come me altri amici in lista». Sembra quasi una sindrome da candidato quella che si sta ripercuotendo come un tam tam inarrestabile dopo le prime denunce.
Un altro candidato dell’Ulivo non trova i suoi stessi voti in Valbisagno, da Rivarolo arrivano altre segnalazioni. In un seggio del centro storico un rappresentante di lista fa sapere che venivano usati i manifesti elettorali come tabelle di scrutinio e non sono stati estratti a sorte gli scrutatori per estrarre le schede dall’urna. Piccole e grandi irregolarità che aspettano risposte. «Mi auguro che la prefettura almeno voglia convocare tutti i candidati sindaci per spiegare cosa è successo - allarga le braccia Enrico Musso, candidato del centrodestra -. Mi aspetto di sapere cosa risulta, anche di sentirmi dire che è tutto regolare». Nel frattempo si stanno studiando le possibili contromosse. «Di fronte al moltiplicarsi delle segnalazioni, dalle più autorevoli alle più strampalate - aggiunge Musso - faccio pubblicamente una chiamata a testimoniare. Invito tutti coloro che hanno esperienze da raccontare a contattarci al point di salita Santa Caterina. Oppure a mandare un fax allo 010/5702133, o una mail all’indirizzo facciamo.chiarezza@gmail.com creato per l’occasione. Raccogliendo tutto il materiale e valutando i casi denunciati si potrà valutare un eventuale ricorso». Il caos non risparmia La Spezia dove sono annunciati ricorsi sul voto. Ci sono partiti che hanno perso un consigliere per cento voti, candidati che per due preferenze non siederanno in consiglio. Eppure la legge dice che anche se ci sono errori, o peggio brogli, al massimo lo si potrà sapere tra cinque anni. Quando non interessa più a nessuno.