Tutti i trucchi per non pagare il conto

Riccardo Re

Il Lupin dei ristoranti ancora non si trova. Denunciato sì, ma a piede libero e forse con la pancia un tantino vuota. L’ultimo colpo risale a venerdì, quando si è concesso l’ultima sontuosa cena, per sé e per la propria compagna, in un elegante ristorante di Ventimiglia. Da allora non ci sono più notizie e la trentina di ristoratori colpiti negli ultimi mesi tra la Liguria e la Lombardia ancora aspettano un eventuale quanto improbabile rimborso.
La storia ha la memoria corta, ma i ristoratori genovesi ben ricordano casi simili, subiti a loro spese. Molteplici Lupin, sempre distinti e ognuno con la propria infallibile tecnica.
Non più di due anni fa un raffinatissimo signore di mezza età, elegante e buon intenditore ebbe modo di raggirare una decina dei migliori ristoranti genovesi. Stessa tecnica: prenotazione per due, arrivo in anticipo e interminabile ritardo del socio in affari. A quel punto, apparentemente rassegnato, l’insolito gourmet, iniziava le ordinazioni. Menù ricco e abbondante, e consueti problemi finali. Portafogli smarrito, carta di credito nell’altra giacca, e una gentilezza camuffata anche di una apparente garanzia. L’orologio come pegno, la carta d’identità (originale) come garanzia. Disarmati dall’apparente onestà i ristoratori spesso commettevano il fatidico errore pronunciando la frase: «Ma ci mancherebbe, passi domani a saldare». Il troppo appetito in quella primavera del 2004, tradì il Lupin. La voce si diffuse e la tecnica di raggiro fu riconosciuta dal ristoratore Giorgio Bove che chiamò i carabinieri e i colleghi truffati per il riconoscimento del buon gustaio. Al momento delle difficoltà nel pagare il conto, l’apparizione non scompose il truffatore capace di ringraziare e salutare calorosamente con un aristocratico aplomb i ristoratori truffati.
Ma le tecniche di truffa sono le più disparate. Nota di merito al Lupin genovese capace di avere una «sincerità» talmente evidente da annunciare il proprio mancato pagamento. «Mi scusi, sono il signor X, ho prenotato da lei per due questa sera, ma sono appena stato rapinato e non avrei modo di pagarla. Passerei a pagare domani mattina, ma se ci sono problemi, me lo dica tranquillamente e ci rivedremo un’altra volta». Questa la frase di rito che ha tradito diversi ristoratori, impietositi da una simile circostanza. Un solo errore per mr X: stessa tecnica e stesso locale, il ristorante «Galletto al Mattone», nell’arco di appena due mesi. Il titolare quasi divertito comunicò a mr X di essersi dimenticato di depennare il suo locale dalla lista. Niente denuncia, ma una sola condizione: «questa sera lei e la sua signora mangiate quello che dico io». La signora, distinta e ignara di tutto, si dimostrò assai stizzita di fronte le imposizioni del cameriere, ma il sincero Lupin fu un abile mediatore.
Le tecniche sono diverse, ma tutte hanno un comune denominatore: persone insospettabili e nessun imbarazzo nel non pagare. La tecnica più diffusa è quella di presentarsi come amico stretto di un reale cliente abituale del locale, immancabile imprevisto al momento del conto e qualche nota di colore che renda più impensabile la truffa. All’Antica Osteria della Castagna la chicca, qualche mese fa è stata quella che il Lupin di turno, la stessa serata prenotò addirittura una lunga tavolata per una fantomatico quanto imminente pranzo per una Prima Comunione.
Tanti Lupin amanti di cibo e vino buono, due colpi in media per ogni locale secondo il presidente dei ristoratori genovesi. Il Lupin della scorsa settimana, è dunque in buona compagnia.