Tutti i verbali del caso Mele-Zenobi

Il racconto del supertestimone coinvolto nell'affaire tra la show girl Zenobi e il deputato dell'Udc. Nell'interrogatorio dettagli su festini e droghe: "Sesso di gruppo, film porno, cocaina"

Roma - Sfogliando il verbale del supertestimone dell’inchiesta sullo scivolone a luci rosse che ha inguaiato il deputato Udc, Cosimo Mele, ci sono passaggi impossibili da riportare. Dettagli intimi su festini e droghe che il ragazzo, interrogato il 10 dicembre 2007 dalla Squadra mobile di Roma, si guarda bene dall’omettere. Il giovane, a suo dire contattato da Mele per partecipare a incontri ravvicinati di un certo tipo, non c’entra con i noti fattacci all’hotel Flora del 27 luglio 2007 che hanno avuto come protagonista la modella Francesca Zenobi. Quella sera, per sua fortuna, era altrove. Già perché ai poliziotti della IV sezione della Mobile confessa d’aver partecipato a una quindicina di «incontri» in tre anni con il deputato insieme a svariate ragazze negli alberghi intorno via Veneto. Il verbale d’interrogatorio si apre con una premessa: «Fin da giovanissimo frequento il circuito delle discoteche della capitale (...) con all’interno una moltitudine di persone, tendenzialmente molto giovani, che spaziano in tema di abitudini, costumi e ovviamente gusti sessuali. La mia giovane età, connessa a un aspetto fisico gradevole, ha fatto sì che negli anni successivi avessi un discreto successo con le ragazze». Un bel ragazzo, insomma.

UN TIPO UN PO’ VOYEUR Ma cosa c’entri questo col primo appuntamento con Mele, che al telefono si faceva chiamare Paolo, non si capisce. «Il primo contatto avviene circa tre anni fa». E va subito in porto perché - spiega il giovane - da subito «mi accennò che l’argomento poteva riguardare la conoscenza di alcune ragazze. L’uomo precisò che la mia utenza gli era stata fornita da un altro ragazzo che in quel momento era impossibilitato a uscire con lui». Da ciò che intendeva fare Mele negli incontri con ragazze a pagamento, «capii che si trattava di un "voyeur" con gusti stravaganti». Dopodiché, «a scanso di equivoci - prosegue il super teste - gli comunicai di non essere omosessuale e quindi di non voler avere rapporti con persone del mio stesso sesso».

INCONTRI RAVVICINATI Lui, cioè Mele, «mi ribadì che gli piacevano solo ed esclusivamente le donne e in effetti quella prima volta trovai all’interno della stanza una ragazza giovane, forse straniera, e io ebbi un rapporto sessuale con lei mentre l’uomo partecipava parzialmente. Se può essere utile va evidenziato come fin da subito ho capito che tipo di stravaganti gusti avesse il Paolo. Infatti... (omissis)». Al termine di quel primo incontro, «Paolo mi pagò e rimanemmo d’accordo che, in caso di bisogno, mi avrebbe richiamato lui. Le volte successive fu sempre lui a contattarmi e a propormi nuovi incontri». Uno, due, tre appuntamenti. «Dopo le prime volte ho preso un minimo di confidenza con il "Paolo" che mi chiese di trovare ragazze disponibili che non avevo, così mi rivolgevo a "squillo" tramite inserzioni pubblicitarie. In queste occasioni mi disse che era conosciuto come "Mimmo" ed era un parlamentare. Non ho mai saputo di quale schieramento facesse parte. Ho saputo le sue esatte generalità, ovvero Cosimo Mele, allorquando in uno dei nostri incontri la reception dell’albergo lo chiamò con il suo esatto nome e cognome».

ATTIVITÀ STRAVAGANTI I poliziotti lo incalzano, lo mettono all’angolo. «Purtroppo - aggiunge - l’aver appreso il suo ruolo mi ha dato un ulteriore tranquillità e, sbagliando, gli ho dato troppa fiducia. La mia buona fede traspare dal fatto che, alla fine per via di questa confidenza che era subentrata, non ho mai fatto cenno ad alcuna ricompensa per le mie prestazioni sessuali. Anzi, in verità ho sperato che la sua posizione sociale potesse favorirmi per trovare una occupazione migliore». A questo punto, nel verbale, fa capolino la droga. «Purtroppo mi accorsi che alcune volte le sue stravaganti attività sessuali erano accompagnate anche da assunzione di cocaina. Io ho sempre assolutamente rifiutato di ricorrere a tale sostanza. Lui l’assumeva comunque con riservatezza e non mi ha mai forzato affinché io la prendessi. Io non ho mai assunto cocaina e neanche ho mai fumato sigarette. Purtroppo mi sono ritrovato in un circuito che in quel momento mi dava eccitazione dal punto di vista sessuale, non riuscendo a capire i potenziali pericoli che stavo rischiando». Sì, va bene. «Ma chi portava la droga in albergo?» chiedono gli ispettori della Mobile.

COCAINA IN HOTEL «Non lo so. Io arrivavo in albergo quando sia le squillo che il Mele erano già all’interno. Alcune volte il Mele offriva cocaina alle ragazze che però la consumavano in maniera defilata e non tutte la accettavano. Io non ho mai consegnato né acquistato droga per gli incontri, purtroppo ho avuto solo la sfortuna di confrontarmi con questa persona che alcune volte ne ha fatto uso (...). Mi resi conto dell’atteggiamento schizofrenico del Mele in quanto più volte annullava i nostri appuntamenti chiamandomi all’ultimo momento, a volte mi hanno sorpreso le sue bizzarre richieste. Spesso non si accontentava delle squillo appena chiamate e ne voleva altre. A volte vedeva film porno in hotel (...)». L’immagine del giovane è impressa nelle telecamere a circuito chiuso dell’hotel Flora, quello del fattaccio. «Sì, è vero. Entrai e uscii cinque minuti dopo la notte del 20 settembre 2006, in quell’occasione il Mele mi avrà prima chiamato per partecipare a degli incontri e poi per il rifiuto della ragazza, mi avrà chiesto di allontanarmi».

LA TELEFONATA Il gran finale: «Da quando il Mele mi ha chiamato rendendomi edotto del noto fatto di cronaca, ho avuto paura che tale vicenda, di cui io non sono stato assolutamente protagonista, potesse provocare effetti collaterali alla mia persona. Quando Mele mi chiamò, malgrado l’eco che aveva avuto la notizia, mi parve tranquillo affermando che il tutto si sarebbe risolto senza alcun problema». (1. Continua)