Tutti gli illusi del governo tecnico che cercano di aggrapparsi al Colle

Il capo dello Stato invoca la "coesione nazionale": tanto basta a scatenare i soliti golpisti. Da Prodi a Monti, ecco chi sogna di spodestare il Cavaliere. L'ex premier, nonostante sia in pensione, torna puntualmente nella rosa dei papabili

RomaStanno alla finestra e aspettano, i tempi sembrano maturi, loro ci contano. L’attivismo di «Re Giorgio», come da copertina dell’Espresso, sta rianimando vecchi fuocherelli sempre tenuti accesi, non si sa mai. Incombe, ma ormai è un anno, l’arrivo di un «governo tecnico», o di «coesione nazionale» per usare la terminologia di Napolitano, non riferita però direttamente a esecutivi alternativi, solo un «monito», come si dice quando il Colle esterna. Ma altrove non è solo un monito, è un progetto concreto che gioca su varie sponde, anche molto alte, sfruttando il panico da rating ribassato e rischio default.
E quando il gioco si fa confuso, i Prodi, i Dini, i Casini, cominciano a giocare. Il Professore è una presenza fissa in queste situazioni. Va in bici tutto l’anno, legge o scrive libri, ma appena si pronuncia la parola «governo tecnico» ci si ricorda di lui e lo si intervista. Lui, ogni volta che si ripiomba nella sala di aspetto di un esecutivo di transizione, cioè ogni due mesi, precisa che sta bene così, che è «un professore pensionato, la mia stagione si è compiuta».
Poi però curiosamente tira fuori il cavallo di Troia del partito del «governo tecnico», la legge elettorale da cambiare, il Porcellum per cui «dall’alto si dà la lista di chi deve essere parlamentare, uno può candidare parlamentare chiunque, qualunque, comunque e questo popolo se lo deve sorbire», spiega Prodi, ma sempre beninteso da «professore pensionato».
Un altro ex premier sempre in pista è Lamberto Dini. Per ora si è sbilanciato solo sulla presidenza della Fiorentina, che accetterebbe volentieri («Se servisse, perché no»). Quanto alla presidenza del Consiglio tutto tace, ma il suo nome rientra sempre nel toto-premier tecnici. Ma se ci fosse un’agenzia di scommesse lo darebbe a quotazioni molto basse. Un po’ meglio si posiziona un altro tecnico per vocazione, Beppe Pisanu, pidiellino con un piede fuori dal Pdl, ultimamente impegnato - insieme ad altri cattolici d’altra provenienza, dal Pd all’Udc, sotto l’egida della Segreteria di Stato vaticana - a gettare le basi per una nuova Balena bianca.
Veltroni ne parla come di un alleato per la comune idea di un governo post-Berlusconi, quel «governo di transizione che con Pisanu avevamo chiesto tempo fa, un governo sostenuto da una ampia convergenza parlamentare, presieduto da persone credibili in Europa», dice l’ex segretario Pd. Un profilo per eccellenza «credibile in Europa» è quello di Mario Monti, economista già commissario della Ue, sponsorizzato anche dal Corriere della sera e dalla cordata terzopolista di Paolo Mieli. Il professor Monti è il tecnocrate per antonomasia, già international advisor di Goldman Sachs, chairman della Trilateral Commission, un sinedrio di «poteri forti» finanziari internazionali, quelli che hanno provocato la crisi mondiale e che non vedono l’ora di addebitarla alla politica, magari per prenderne il posto. Monti è un candidato non solo per il centrismo terzopolista e casinista (nel senso di Casini), ma anche di ex comunisti come Massimo D’Alema, che a Repubblica Tv non esclude un appoggio a quel nome pur di avere «un governo di salvezza», inteso come salvezza dal Cavaliere. D’Alema si trova sempre più a suo agio tra banchieri e tecnici di scienze finanziarie, va al convegno della Bocconi dove il gotha della finanza ricorda Tommaso Padoa-Schioppa, presente Mario Monti. E questo due giorni dopo aver proposto, per l’ennesima volta, «un'alleanza elettorale fra le opposizioni per un governo costituente». Con Monti a presiederlo, D’Alema sarebbe soddisfatto. Per l’economista sarebbe già pronto un percorso alla Carlo Azeglio Ciampi, presidente del consiglio «tecnico» nel ’93 che ultimamente si profonde perché «si torni allo spirito di allora, spirito di responsabilità e condivisione di grandi obiettivi»...
Ma Casini? Il leader Udc ha un doppio ruolo: manovratore per il dopo-Silvio, ma legittimo aspirante al posto che si libererebbe con una spallata della «santa alleanza tecnica». Ha già fatto la terza carica dello Stato, e la cosa non gli è dispiaciuta. Anche lui, come Dini per la Fiorentina, se servisse si sacrificherebbe. Sarebbe l’unico modo, per il Terzo polo, di ottenere quel che dalle urne, al momento, è impossibile. Sempre che il partito del governo tecnico non si riveli, come già successo, il partito degli illusi.