Tutti in mare: da oggi è caccia grossa ad Alinghi

Per la prima volta subito in acqua assieme detentore e resto del mondo

Antonio Vettese

Si regata. Oggi il via dell’Act Four Louis Vuitton, nome scelto per definire gli aperitivi della vera America’s Cup che sarà nell’estate del 2007. Cosa c’è di nuovo sotto il sole spagnolo? In questa edizione due antiche religioni della Coppa America sono totalmente scardinate. La prima è che il defender, ovvero Alinghi che ha strappato il trofeo a New Zealand, in queste regate incontrerà con largo anticipo gli undici sfidanti prossimi venturi che arrivano da cinque continenti, un tabù dal 1851. Gli sfidanti infatti dovevano fare corpo unico contro il detentore di quel pezzo d’argento lavorato da Garrard a Londra, costato cento ghinee. Qualche anno fa per il solo fatto di aver navigato poche ore insieme per scattare delle foto a beneficio dello sponsor comune (auto giapponesi) lo sfidante Nippon era stato messo all’indice e passato alla gogna.
La differenza non è solo sportiva, è anche sostanziale, perché prima esistevano due eventi distinti, la selezione sfidanti, la Vuitton Cup e la America’s Cup. Adesso anche organizzazione, giuria, comitato e naturalmente sponsor sono comuni. Ernesto Bertarelli per gestire l’evento ha creato Ac Management. Il secondo tabù stracciato è quello della nazionalità, restano davvero poche cose che devono arrivare dal paese di origine della sfida. «L’ultimo podio con due squadre davvero nazionali è quello su cui sono salito nel 2000» spiega Francesco de Angelis, per la terza volta skipper di Luna Rossa. «Adesso c’è poco da stupirsi, è proprio cambiato il mondo dello sport e io ho scelto gli uomini per le loro caratteristiche tecniche». Vero, anche la vela ha ceduto cancellando gli ultimi confini. Speriamo solo che degli sport che hanno ispirato i cambiamenti, Formula 1 e calcio, la vela prenda solo il buono.
Sulla sostanza degli Act erano da definire l’equilibrio e l’evidenza da dare ai punteggi, in vista dell’evento, chi non partecipa è fuori regata e perde la cauzione di 450mila euro. La questione è presto detta, come spiega Francesco: «Partecipare è bello e tiene gli equipaggi in allenamento, ma per vincere anche in questi eventi bisogna spendere denaro vero, che lima il budget». La verità è che i team per il momento hanno un modesto interesse a vincere, perché farlo significa mostrare armi e manovre. In passato chi ha mostrato troppo, vedi il Moro di Venezia con la vittoria nel mondiale del ’91, ci ha poi rimesso perché è diventato subito il modello di riferimento. D’altra parte questi Act stanno suscitando un interesse notevole e i munifici sponsor reclameranno la loro giusta evidenza. Quest’anno ce ne sono altri due, uno a Malmoe in Svezia a fine agosto e uno a Trapani in ottobre.
Anche in acqua cambia qualcosa: le regate di match race, il tradizionale duello della Coppa America, saranno più corte per rendere meno determinanti le differenze di velocità. In programma ci sono anche le fleet race, ovvero regate di flotta. Molto spettacolari, i dodici scafi lanciati a 10 o 12 nodi fanno una certa impressione.
Per il momento corrono tutti, meno il sudafricano Shosholoza che ha già varato uno scafo nuovo, con le barche costruite per l’edizione 2003 modificate secondo la versione cinque del regolamento di stazza Iacc. Le barche sono un poco più leggere, issano un poco più tela, hanno un albero migliore e dovrebbero correre di più. È sempre Francesco che ci soccorre: «Per il momento non aspettatevi che la scala dei valori di Auckland sia stravolta. È vero che abbiamo cambiato molto, ma potete capire che l’impostazione dello scafo è quella».
Gli italiani al via sono tre. La magica Luna Rossa torna per la terza volta con un team che ha una forte radice storica ma anche molti cambiamenti negli uomini e nel metodo: i più evidenti sono che c’è uno sponsor nuovo, Telecom nelle sue diverse declinazioni, di fianco a Prada e un nuovo timoniere australiano, il bravo James Spithill. Anche Mascalzone Latino (che per inciso nel 2003 era marchiato Tim) torna, Vincenzo Onorato lavora adesso con Capitalia e il giovane manager Matteo Arpe, per guidare la barca ha scelto Vasco Vascotto e Flavio Favini. La novità è il sindacato che arriva dal lago di Garda che non ha ancora svelato il suo sponsor. Si chiama +39 e gli uomini chiave sono il finnista olimpico Luca Devoti, che ha scelto marinai giovani e reattivi con poca esperienza di match race ma grande attitudine a vincere, e il progettista Giovanni Ceccarelli.
I favoriti? Quelli che spendono e quelli che hanno iniziato a lavorare prima di altri: Alinghi con il suo squadrone ma senza Russell Coutts, Bmw Oracle con i molti soldi di Ellison, Emirates Team New Zealand che ha una gran voglia di riprendere la Coppa (ma con un mistero da svelare: sembra che in caso di vittoria il campo di regata sarà negli Emirati Arabi) e la nuova Luna Rossa che oggi sarà sfidata da Mascalzone Latino con i gardesani in acqua contro Shosholoza.