Tutti mosci e un solo tiro Se il Barça fa scuola, l’Inter sarà mica un asilo?

«Cosa vuoi che ti dica?», ha sussurrato il presidente Massimo Moratti un quarto d’ora dopo la schienata del Camp Nou. Non era una domanda, era già una risposta. Poi se n’è andato, non era neanche di fretta, nella scaletta personale del presidente probabilmente c’era la voglia di fermarsi qualche minuto in più a parlare della sua Inter e di questa bella Europa.
Adesso sembra il giorno dopo Anfield oppure Old Trafford, stesso inferno, il Camp Nou non ha decretato la cacciata ma l’aria è irrespirabile. In Catalogna ci sono rimasti peggio, non sapevano come titolare, Marca ha trovato una sintesi avvilente: «Guardiola ha capito che, per così poca Inter, Messi e Ibra non servivano». Non riesce neppure una difesa d’ufficio, è svenevole, un maldestro tentativo di impietosire. Lo zero a zero di Kazan aveva decretato un altro finale, nessun verdetto al termine di questa giornata, tutto si sarebbe deciso all’ultima e qualcuno ha ordinato un piatto di naccare. Il presidente ha pensato fosse una buona occasione per celebrare nuovamente la sua fraterna amicizia con Laporta, con Eto’o libero di folleggiare fra gli avversari ma prima della partita, per baciarli e salutarli mentre i suoi nuovi compagni stavano svolgendo il riscaldamento. Teoricamente era un’opportunità irripetibile, fuori Yaya Touré, Messi e Ibra, ma quei good fellas in maglia nerazzurra non se la sono sentita di infliggere una lezione memorabile ai campioni d’Europa, non era educato, hanno preferito farsela dare. Così Thiago Motta ha camminato per il campo per un’ora e mezzo, Douglas Maicon ha girato la schiena a quel piccoletto di Pedro sul raddoppio, Cambiasso un cencio volante, Chivu un mistero. Quando Josè ha deciso di metterci il suo carico e chiudere in dieci chiamando Quaresma, erano già trequarti d’ora che l’Inter aveva scagliato in porta l’unico tiro della partita, un destro dai trenta metri di Diego Milito. Chiamiamolo tiro, rimasto l’unico.
Se il crollo fosse di un paio di giocatori ci sarebbero più indizi, quando è totale si parla di mentalità. Qualcuno un giorno ne chiarisca il significato nel football, quando non si vede un contrasto in novanta minuti, oppure uno a caso che tenti di tirare una stecca, magari uno scatto d’ira in simili circostanze sarebbe accolto con soddisfazione, perfino il dialogo da manicomio fra Maicon e Ayroldi al Dall’Ara sarebbe stato un segnale nella partita inesistente. Allora si va da Josè Mourinho e si ricomincia con la storia del motivatore che non sa allenare. Ha detto: «Alcuni miei giocatori non sono in grado di disputare impegni ravvicinati». Ma allora questa che squadra è? Li faccia ricoverare se sono cagionevoli. Ha accennato questa sua teoria a Moratti? C’è da aspettarsi una cosa del tipo anche domenica con la Fiorentina?
La sua Champions è deficitaria anche nei confronti del Mancio. Josè ha detto che il Barça in Europa è una scuola, con la stessa sincerità Josè ci dica se questa Inter in Europa è un asilo.