Tutti pattinano in corso Italia senza l’autorizzazione di Marta

(...) con relativo divieto di fumo e somministrazione bevande alcoliche; della quiete e del riposo delle persone e infine l'utilizzo delle aree pubbliche. Quindi giochi, feste, manifestazioni e arte in strada. Peccato però che nessuno lo conosce. Fatta eccezione chiaramente dei vigili delle varie sezioni municipali. Inizio a telefonare alla Polizia Municipale - non me ne voglia, per carità - lamentando i problemi più disparati. Voci gentili mi spiegano che: «se uno dei condomini non fissa, persiane e o vetrate, stabilmente al muro mediante congegno fisso, noi possiamo intervenire. Prima si fa una diffida verbale, poi se il problema persiste, si procede a una multa pari di solito a 50 euro». Altri vigili ragionano con me chiarendo inoltre che: «nel caso in cui si occupa il suolo pubblico antistante i negozi, per eseguire la pulizia delle vetrine, con scale e sgabelli, fuori dagli orari consentiti, ossia dalle 7 alle 9.30», gli stessi possono intervenire. Con le stesse modalità. Insomma gli unici a sapere di violazioni e ammende sono loro. Per il resto, nessuno conosce l'esistenza di particolari divieti in città.
Così come dimostrato da un nonno a passeggio con la sua nipotina in Corso Italia. Complice una bellissima giornata di sole, «punto» un distinto signore e mi avvicino. La diffidenza genovese non viene certo meno. E quando formulo la domanda: «ma lei lo sa che la bambina per andare sui pattini ha bisogno dell'autorizzazione del Sindaco?», rischio di essere colpita. Dopo qualche istante di lecita perplessità da parte del nonno, riesco a dimostrargli che non sono una scappata di casa, soltanto quando tiro fuori il prontuario dove si precisa: «sanzioni da un minino di 25 a un massimo di 500 euro, per chi utilizza schettini, pattini, trampoli sul suolo pubblico e comunque sulle strade o piazze soggette a diritto di uso pubblico senza speciale autorizzazione del Sindaco (vd. Art. 190 CdS)». È allora che il gentile signore comprende e sorride. «Innanzitutto non conosco l'esistenza del Galateo, figurarsi se sapevo dell'autorizzazione comunale per andare sui pattini. Comunque sia, che non venisse mai in mente a nessuno di fermare me o la bambina per multarci per cose del genere. Allora sì, che ci sarebbe da ridere». Precisa in modo secco. Stessa sorte tocca a un ragazzo che all'altezza di Boccadasse arriva spedito con una versione super tecnologica dei vecchi pattini: i rollerblade. Macchina da guerra per me, visto che per poco non mi investe. Per colpa non di certo sua. Insomma, anche a lui tocca il triste quesito.
Scatta una bella risata come risposta. «Autorizzazione? Ma di cosa parla? Non conosco assolutamente il “Galateo della Città”. Mi scusi ma devo andare». Precisa frettolosamente. Non mi arrendo e provo a chiedere a qualcuno dei passanti, ma da tutti ottengo la stessa risposta: «Mai sentito parlarne». Bene! Saluto e fuggo verso il centro. All'altezza di piazza De Ferrari, cerco un artista di strada. Non fatico nell'individuarlo. Anzi. Si tratta di una ragazza, forse slava, che seduta su una sedia con un carrello per la spesa, tenta di richiamare l'attenzione dei passanti (senza successo) con delle musiche suonate con un organetto.
Fisso l'ora. Lascio i portici e mi faccio un giro. Dopo un'ora esatta la ritrovo lì
Bene! Mi avvicino e le chiedo se sa che c'è un'ordinanza del Comune che stabilisce: «performance dell'Artista di strada che dura oltre l'ora, la sanzione va da un minimo di 50 a un massimo di 500 euro. Pagamento in misura ridotta pari a 50 euro». Mi accorgo di parlare da sola. La ragazza infatti, mi guarda ma non mi ascolta. Complice forse la lingua. Chi invece mi ha compreso è un gruppetto di persone che aspetta l'autobus, che divertiti mi rispondono in coro di non aver mai sentito sciocchezze del genere. Sulla parola «sciocchezza» a questo punto si può liberamente sindacare. Ciò che resta invece insindacabile è che a Genova questi divieti davvero nessuno li conosce. Sindaco escluso!