Tutti pazzi per Amanda In cella non la sopportano

Sembra che la bella americanina, detenuta per l’omicidio di Meredith, assordi guardie e detenute con le sue canzoni. Intona "Let it be" da mattina a sera

Caterina Proietti

Perugia - Da mattina a sera. A volte anche oltre, quando le luci del carcere si spengono ed arriva il momento di rispettare un rigoroso silenzio. Amanda Knox, rinchiusa nella sua cella non vuole sapere di smettere di cantare. Nella sua personale hit parade tra i preferiti risuona come un disco rotto Let it be, uno dei brani più famosi dei Beatles. Più che un canto, da quanto racconta la stampa britannica, sembra l'inno disperato di chi vuole gridare senza sosta la sua innocenza. Affidando alle parole del vecchio gruppo inglese, la speranza di tornare libera e non curandosi che qualcosa nella sua vita da studentessa spensierata non esiste più. «Quando la notte è cupa c'è ancora una luce che risplende su di me», recita la canzone. «Quando cerco me stesso in periodi difficili - dice all'inizio - Madre Maria viene da me dicendo parole di saggezza, lascia che sia».

Ed è proprio nell'ora più buia della sua vita che Amanda si è avvicinata anche alla religione. Da quando è uscita dall'isolamento partecipa tutti i sabati alla messa officiata da uno dei cappellani del carcere. Sin dai primi giorni ha chiesto di avere due cose da tenere con sé in cella: la Bibbia e la sua chitarra. In parte è stata accontentata. La prima le è stata fatta recapitare insieme ad altri libri di lettura, la chitarra invece è rimasta nell'auto di mamma Edda e papà William. L'avevano portata con loro durante una delle visite periodiche al carcere di Capanne sperando di poterla lasciare alla figlia. Invece la direzione del carcere non ha mai acconsentito. Così oggi canta a squarciagola, facendo infuriare secondini e compagne. «La prima cosa che si sente al mattino - ha detto una fonte ad un tabloid anglosassone - è Amanda che canta Let it Be. Continua così fino a quando non si spengono le luci e qualche volta le altre detenute devono urlare per farla smettere».

Per il momento, la ragazza su cui pende l'accusa di concorso in omicidio e violenza sessuale di Meredith Kercher, deve accontentarsi delle lezioni di chitarra impartite due ore a settimana da un maestro di musica, volontario in carcere. Come tutte le altre recluse della sezione femminile ha infatti la possibilità di seguire un corso dedicato esclusivamente a questo strumento e di continuare ad esercitarsi con la musica. Da quando le norme severe previste dal regime carcerario a cui era sottoposta fino a poco tempo fa sono state allentate, partecipa anche al cineforum della casa circondariale. Questa settimana ha visto Patch Adams e nei giorni scorsi è stata la volta de L'attimo fuggente. Si impegna, scrive lettere e risponde agli amici che le scrivono da Seattle, città in cui viveva prima di arrivare in Italia.

Sembrano ormai lontanissimi i giorni in cui «FoxyKnoxy», come era soprannominata dalla sorella e come lei stessa ha scelto poi di chiamarsi sulla community di Facebook, sgranava gli occhi davanti alla bellezza del paesaggio umbro. Ancora più difficile pensare a quando dava lezioni di chitarra ad un'amica del Kazakistan conosciuta al corso di italiano dell'Università per Stranieri. Oggi i ruoli si sono invertiti. La musica è diventata la fuga oltre le sbarre e il grido incessante di una delle tante detenute alle quali è difficile imporre regole.

Il fascino di Amanda Knox si sta offuscando. La studentessa disinibita che va a comprare biancheria intima con il fidanzato Raffaele Sollecito dopo l'orrendo omicidio della compagna di casa, oggi si sente la vittima di questa vicenda. «Lascia che sia» ripete. Ma purtroppo c'è ancora una ragazza, morta e seppellita con i suoi sogni e le sue canzoni, che aspetta giustizia.