Tutti pazzi per le «cittadelle del risparmio»

Anche gli stilisti ormai hanno le boutique del risparmio

Stefania Vitulli

Consumi ragionati: si chiamano così, per contrapporli ai consumi emotivi, gli acquisti che spremono qualità e convenienza fino all'ultimo euro. La tendenza a scegliere punti vendita economici, reali o virtuali, si è ormai radicata nei consumatori, al punto tale che persino il possesso non è più un requisito fondamentale, come dimostrano fenomeni quali il car sharing o le riviste pubblicate solo on line. Per spendere meno poi si è disposti ad accollarsi una serie di scomodità come quelle proposte dall'MP2, il primo scalo low cost aperto meno di un mese fa a Marsiglia: no aria condizionata, no trolley, no sedie. Si arriva a piedi all'aereo, portandosi le valigie e calpestando un pavimento in cemento e addio optional. «Il fenomeno non è più tipico di alcuni settori», ci dice la ricercatrice Anna Zinola, che ieri a Milano - in occasione della presentazione di uno dei più copiati bestseller degli ultimi anni, la Guida agli spacci e ai consumi ragionati 2007 di Marina Martorana (Sperling&Kupfer, pagg. 836, euro 13,50) - ha snocciolato aggiornatissimi dati Sita e Nielsen. «Ma riguarda anche la cosmesi e l'abbigliamento per bambini, due aree che fino a poco tempo fa sarebbe stato impensabile contaminare con l'idea di risparmio». In effetti tradizione vuole che le creme si comprino solo in profumeria, mentre è di qualche giorno fa una ricerca dell'università Bocconi che dimostra come i prezzi dei prodotti per bambini, dagli alimentari all'abbigliamento, siano in proporzione più alti anche del 30% e oltre rispetto a quelli dei prodotti per adulti. Eppure secondo l'Unipro, l'Associazione italiana delle imprese cosmetiche, nel 2005 l'acquisto di cosmetici via internet, dove non si ha modo di effettuare alcun test sensoriale, è cresciuto del 20%, mentre proprio l'abbigliamento per bambini si piazza con un 7% al terzo posto tra le tipologie di acquisto effettuate in outlet e spacci.
Proprio gli outlet - e con essi gli spacci, i discount, i grossisti, gli importatori diretti, i neobazar, gli stocchisti, l'usato selezionato, il vintage, per citare alcuni dei luoghi dello shopping trasversale recensiti nella Guida agli spacci 2007 - sono la tappa più frequentata sulla via del risparmio, la punta dell'iceberg di un fenomeno che il guru dell'analisi dei consumi americana Michael Silverstein ha chiamato «treasure hunt», ovvero caccia al tesoro, e che in Italia ha fatto boom. Se a metà degli anni Novanta una firma come Mila Schon investiva il Corriere della Sera con una letteraccia perché aveva osato nominare il suo spaccio aziendale rovinando così la sua immagine di haute couturière, oggi Armani - antesignano del fenomeno con il suo primo spaccio a Vertemate, in provincia di Como - è titolare del maggior numero di factory outlet in Italia. Tra i top della moda, Dolce e Gabbana e Loro Piana hanno aperto gli outlet più chic, a fatica distinguibili da una boutique, mentre lo scorso anno anche Krizia, che mancava all'appello, ha capitolato e vicino a Sesto Ulteriano, nella cintura suburbana di Milano, ha aperto il suo primo spaccio firmato. «Il potere d'acquisto delle famiglie si è praticamente dimezzato - suggerisce Marina Martorana - ergo lo spaccio è diventato un must anche per l'italiano abituato a vestire firmato. Si trova la grande moda e nessuno si vergogna più degli acquisti a prezzi stracciati. Anzi, di ritorno dalle Maldive e in partenza per le Galapagos si fa un salto all'outlet e ci si vanta nei salotti».
«Ormai il concetto di outlet si è esteso - precisa Martorana -. Il grossista chiede la licenza di vendita al pubblico, così come gli importatori con vendita diretta e l'offerta di merce a prezzi scontati sale. Grazie alla liberalizzazione delle vendite agroalimentari, poi, ci si organizza tra amici e si va a comprare in fattoria o in cascina, eliminando tutti gli intermediari di prodotti doc e dop. Per non parlare dell'usato selezionato: i pregiudizi italiani sono crollati e i mercatini al coperto vanno benissimo, primo su tutti Mercatopoli, una catena diffusa in tutta Italia che vende dall'elettrodomestico all'abbigliamento all'arredo per la casa».