Tutti pazzi per il Nureyev con i pattini

Plushenko, 23 anni, siberiano, bellissimo, un cigno sul ghiaccio. Ha conquistato sua moglie fermandola per strada. E danza sulle note di Puccini e del «Padrino»

Maria Rosa Quario

da Torino

Spettacolari sul ghiaccio, inquietanti nei corridoi del palazzetto quando si aggirano in tutina attillata: eccoli, sono gli artisti del pattinaggio di figura, ieri sera hanno debuttato nel programma corto. Evgeni Plushenko è il dio di questo mondo, ha 23 anni, occhi azzurri e caschetto biondo, pattina e vince da quando è nato, a 11 anni per assecondare il suo talento si è trasferito a San Pietroburgo alla scuola di Alexei Mishin, con i pattini ai piedi sapeva già eseguire tutti i salti tripli. Ha avuto qualche dubbio fra danza e pattinaggio, ma infine ha scelto il secondo, uno sport vero che oltre alla possibilità di esprimere le sue doti artistiche gli dava anche quella di vincere gare. Evgeni le ha vinte quasi tutte, tre titoli mondiali, cinque europei, gli manca solo quella più importante, quella che può dargli l’oro olimpico.
Eccolo pronto anche per quello. A Salt Lake City fu argento, battuto da Alexei Yagudin, che si è ritirato. Non perde dal 2004, da quando sono stati introdotti i nuovi criteri di giudizio ha ottenuto i sette migliori punteggi mondiali, agli Europei di Lione lo scorso gennaio ha pattinato con l’influenza ma ha stravinto. E ieri sera ha incantato il Palavela: è già in testa con dieci punti di vantaggio.
A Torino ha affittato un appartamento vicino al Palavela per stare tranquillo, con lui la bella moglie Maria, ventenne studentessa di San Pietroburgo che Evgeni ha conosciuto per strada: lei viaggiava su una cabriolet, la lunga chioma nera al vento, lui l’ha vista e l’ha fermata, poi corteggiata, aspettata per ore fuori dall’Università, non le ha mai detto di essere un grande campione di pattinaggio, lei lo ha saputo dalle amiche. Il fidanzamento è durato pochi mesi, il matrimonio in grande stile si è celebrato nell’albergo più lussuoso di San Pietroburgo il 18 giugno, lei in bianco, lui elegantissimo in tight nero e papillon bianco. Fra i molti regali di nozze, un paio di pattini con diamanti incastonati.
Evgeni proviene da una famiglia povera, è nato in un piccolo villaggio della Siberia, ma a tre anni si è trasferito con la famiglia a Volgograd. I suoi hanno fatto grandi sacrifici economici per farlo diventare un campione, ma il più grande di tutti è stato quello di lasciarlo andare, ancora bambino, via da casa. Racconta il suo coach Mishin: «In lui ho visto subito capacità artistiche fuori del comune, lo paragonerei a Shakespeare, capace di trasmettere sentimenti d’amore, disperazione, delusione, vendetta e devozione. Ha anche un talento raro per i salti, con le sue strepitose combinazioni e con le sue trottole ha innalzato i limiti del pattinaggio di figura, e avendo soli 23 anni ha ancora molto da dare».
«Io penso solo a vincere tutto il possibile» taglia corto lui, che ieri sera ha presentato il programma corto sulle musiche della Tosca di Puccini e che domani eseguirà il programma libero su quelle del «Padrino», proprio come nella passata stagione, quando un infortunio gli impedì di vincere il quarto titolo mondiale.
Vederlo danzare sul ghiaccio esalta e coinvolge, ma in lui non c’è solo armonia, c’è anche e soprattutto un’incredibile prestanza atletica. Classico talento predestinato, Evgeni fin da bambino amava la danza e sul suo sito lo si può vedere in posa con un costumino e una rosa in mano. Sapeva già, forse, che da grande si sarebbe trovato nel centro di un’arena di ghiaccio, ammirato e idolatrato, pronto a ricevere fiori e peluches. Il suo cane, un bulldog, si chiama Golden, domani Evgeni vuole diventare il golden boy dell’olimpiade, quinto atleta russo consecutivo a vincere il titolo olimpico.