Tutti pazzi per Totti, ma soltanto a Roma

Marcello Di Dio

da Roma

Quel gol fantastico lo ha rivisto centinaia di volte, ma non ha ancora deciso se sia da considerare la rete più bella della sua carriera. «Lo metto tra i migliori sette ma non chiamatemi marziano, io sono solo il capitano della Roma», ha sottolineato Francesco Totti dopo il bellissimo gesto atletico. «Gol così li ha già fatti, sono nel suo bagaglio tecnico», il commento di Massimo Mauro, per nulla sorpreso da quel sinistro al volo che ha lasciato a bocca aperta gli spettatori di Marassi.
I paragoni illustri si sono già sprecati: dal Van Basten di Euro ’88 allo stesso Totti di Roma-Udinese nell’anno dell’ultimo scudetto giallorosso. O ancora a «Rombo di Tuono» Gigi Riva. «Ha fatto un gran bel gol - dice l’ex attaccante azzurro e del Cagliari -. Se è una rete alla Riva? Diciamo che ne ho fatti e quella era la mia zona di campo. Ma nella prodezza di Francesco non c’è alcuna meraviglia: per lui quelle cose sono quasi normali... Io ne ho fatti tanti così, ma non facciamo accostamenti impropri, lasciate i riflettori puntati su di lui».
Nell’aereo che ha riportato a casa la Roma, Francesco ha continuato ad accarezzarsi quella gamba sinistra nella quale c’è la placca tenuta insieme da dieci viti. «Ho ricevuto diverse telefonate anche dall’ortopedico consulente della società blucerchiata, che mi ha chiesto la marca e il modello delle placche che ho usato per poterle mettere ai suoi giocatori...», scherza il professor Mariani che lo operò nel febbraio scorso e che dovrà rioperarlo a fine stagione per rimuovere quella placca. Ora Totti non ci pensa: sta giocando bene (cinque reti nelle ultime tre partite, con le due doppiette a Milano e Genova che hanno interrotto il lungo digiuno di vittorie della Roma su questi campi), fa una vita tranquilla, ha messo in cantiere un altro figlio, ottiene il 20 per cento di share per un’intervista su Canale 5 con Maurizio Costanzo. E il giorno dopo la sua prodezza, manda anche gli auguri di pronta guarigione a Silvio Berlusconi, ricoverato in ospedale per il malore accusato a Montecatini. L’ex premier gli aveva fatto una visita a sorpresa nel febbraio scorso dopo l’operazione alla caviglia.
Nel giorno della celebrazione di Cannavaro (a cui Totti avrebbe preferito Buffon come Pallone d’Oro), il nome del romanista è l’assente di rilievo tra le scelte dei giurati di France Football. Idolatrato a Roma, amatissimo in gran parte dell’Italia, ma assolutamente ignorato all’estero dove si sposa la tesi maligna del calciatore mai messosi in gioco fuori dalla sua città perché troppo «coccolato» nella Capitale. Eppure Francesco riuscì a esportare il «cucchiaio», uno dei pezzi forti del suo repertorio, addirittura nell’Europeo del 2000, quando in semifinale beffò su rigore il portiere olandese Van der Sar. Uno dei suoi acuti in nazionale, con la quale il rapporto è diventato difficile. «Quando mi chiamano in azzurro, io rispondo», il messaggio di Cannavaro da Parigi. Che ben si inserisce nella querelle in atto. «Non voglio più parlare della questione», ha sottolineato il presidente della Lega, Matarrese, dopo l’appello del numero uno del Coni Petrucci («lo dico sempre ai miei dirigenti: meno si parla meglio è»).
E anche il commissario Figc, Pancalli, ha voluto inviare un messaggio a Matarrese: «A volte ha il gusto della puntura di spillo, ma ci sono cose di competenza della Lega e altre della Federcalcio. Ecco, appunto: la nazionale è una di queste. A Totti non abbiamo fatto alcuna telefonata in comune... Donadoni e Totti si sono parlati, non vedo perché dovrebbe intervenire la Federazione. Uno è il ct della nazionale, che gestisce la squadra e gode della mia totale fiducia, l’altro un grande campione. Platini ricorda la norma che prevede la squalifica? È un discorso ipotetico, e a quanto mi dicono qualcosa di simile è capitato in passato anche con la nazionale francese, senza che scattasse alcun provvedimento».