Tutti in piazza per i biglietti gratis al cinema

Libero accesso. Nelle università? No, nei cinema. Gli universitari in lotta contro la Gelmini hanno le idee chiare: film gratis e trasporti pubblici «a scrocco». Insomma, senza pagare. Se su temi come il «numero chiuso» negli atenei e sul «sistema» 3+2 gli studenti mostrano di avere le idee un po’ confuse, non così sull’«ingresso politico» nelle sale di prima visione. Su questo punto i contestatori del ministro della Ricerca, hanno ricercato (e trovato) una soluzione ottimale per gustarsi le pellicole di Moretti senza mettere mano al portafoglio. «Cara ministro - mandano a dire gli studenti alla Gelmini - cinema, musei, treni, autobus e metrò per noi dovrebbero essere gratis». Per delicatezza hanno usato il condizionale, ma si capisce bene che avrebbero voluto ricorrere all’imperativo.
La piattaforma dei «servizi gratis» fa parte dei punti programmatici del nuovo manifesto di autoriforma redatto dagli studenti dopo la prima giornata di assemblea nazionale delle università, svoltasi oggi alla Sapienza di Roma, che si concluderà domani con una discussione definitiva del documento.
All’evento hanno partecipato finora, secondo gli organizzatori, più di duemila persone provenienti dagli atenei di tutta Italia, che hanno dormito con sacchi a pelo e coperte negli edifici delle facoltà e dei dipartimenti occupati della città universitaria. Centinaia gli interventi in aule gremite durante i tre diversi workshop su didattica, welfare e diritto allo studio, lavoro e formazione. Sul tema della didattica è stato proposto il superamento del sistema di formazione 3+2, con la necessità di ottenere corsi di autoformazione attraverso seminari autogestiti, organizzati da studenti, ricercatori e dottorandi.
Nei nuovi lavori per l’autoriforma è stato anche chiesto il coinvolgimento futuro dei docenti, dottorandi e ricercatori, «purché ci sia una rottura con il vecchio sistema del baronaggio». Sono in discussione anche i crediti formativi, che per qualcuno vanno aboliti. Sul fronte del diritto allo studio, gli studenti hanno proposto una «campagna di azione» per l’accesso gratuito a cinema, musei e trasporti e hanno annunciato scioperi «contro il lavoro nero nelle università, svolto da stagisti, tirocinanti e dottorandi». Prevista anche una campagna di rivendicazione del reddito, contro «gli indebitamenti prodotti dal cosiddetto prestito d’onore». Tanti gli interventi richiesti sul tema della ricerca, come l’abolizione dei contratti dei precari con nuove assunzioni e la garanzia di un salario minimo fissato a 1.300 euro. Ancora l’abolizione delle classi di docenza, che al momento prevedono distinzioni tra associati e ordinari, e i finanziamenti diretti ai gruppi di ricerca, «piuttosto che a docenti e baroni». Aggiornata anche l’agenda delle proteste nazionali: prossimo appuntamento il 12 dicembre per uno sciopero generale.