Tutti in piazza tra slogan e insulti

Rumorosa protesta dei dimostranti che volevano entrare nella Sala Rossa già piena

Erika Falone

«Scarpi No! 2006. La città della spazzatura».
Questo uno degli slogan che si potevano leggere ieri su uno dei cartelli appesi ai muri di palazzo Tursi, appena fuori dall'aula nella quale si stava discutendo la delibera di indirizzo sull'inceneritore varata dalla giunta Pericu. Il consiglio comunale è stato letteralmente assediato, già dalle prime ore della mattina, da comitati di cittadini, rappresentati del centro sociale occupato Buridda e associazioni ambientaliste che a gran voce hanno scandito per tutto il giorno il loro «no» all'inceneritore.
I «lavori» dei comitati hanno preso il via quando quelli del Consiglio dovevano ancora iniziare. Appuntamento alle nove in via Garibaldi. Un corteo di 250 persone sfila per piazza Portello e via Cairoli, bloccando il traffico. Uomini, donne e diversi bambini, cartelloni e striscioni di tutte le misure. «Al Polcevera e al Ponente prendete i voti e ci trattate come rumente», mentre «Sestri Ponente è rossa… di rabbia». Qualcuno finisce per coinvolgere anche le alte sfere, quelle dei Cieli: «Nostra Signora della Guardia da santuario di grande interesse a santuario della spazzatura».
Sono le nove e mezza quando il corteo sale le scale di palazzo Tursi per andare a occupare i corridoi di fronte all'ingresso della sala rossa. Chi non riesce a prendere posto tra gli spalti riservati al pubblico, fuori dall'aula, si prepara per una lunga giornata di protesta.
Che prende corpo attraverso coperchi, pentole, cucchiai e fischietti. E che prosegue con calci e pugni alle porte, accompagnati da slogan come «assassini» e «vergogna». Una musica che farà da sottofondo - e neanche tanto soft - ai lavori del consiglio per tutto il giorno.
Alle dieci e mezza si tenta di sbloccare la situazione. Obiettivo: fermare i lavori, far rimandare la seduta. Si cerca quindi di forzare una delle porte con un ingresso di massa. Ma il tentativo finisce con una manifestante per terra e un niente di fatto. Dentro, seppur disturbati, si continua a discutere. Il numero dei manifestanti aumenta. Ancora giovani e bambini. Ma non manca qualche lamentela da parte di chi si aspettava una maggiore partecipazione di cittadini non residenti nelle aree maggiormente coinvolte nell'«affaire».
Sulla controproposta da fare al consiglio, invece, tutti sono d'accordo: l' idea è quella di mettere l'inceneritore ad Albaro, come recitano diversi striscioni. E, aggiunge qualcuno tra la folla, magari proprio sotto casa del sindaco.
A manifestare anche Stefano Bernini, presidente della circoscrizione Ponente: «Troppe volte abbiamo cercato un dialogo con il Comune su questa questione - spiega - Se oggi siamo arrivati a questo è proprio perché abbiamo trovato solo porte chiuse».
Undici e mezza. Black out in tutto il palazzo del Comune. Si sospetta di una manomissione dell'impianto elettrico da parte di alcuni dissidenti.
Si continua a gridare e a battere su porte e coperchi. Qualcuno finisce per battere troppo violentemente su una vetrata che finisce in mille pezzi. Il consigliere Arcadio Nacini di Rifondazione comunista nega però la responsabilità del gesto da parte dei manifestanti, parlando di un «incidente provocato da un dipendente del Comune». Ci si ferma per riposarsi solo durante la pausa pranzo. Poi, appena la seduta ricomincia, giù di nuovo con pentole e fischi. Con una novità. Ora prendono parte all'orchestra anche delle trombe. Sono soprattutto i rappresentanti del Buridda a tenere alta l' «energia» della manifestazione. Non vola una mosca però, quando i verdi fanno la loro dichiarazione di voto. Contrario, ovviamente.
Fa caldo, caldissimo. Ma gli irriducibili del no non se ne andranno fino a quando, tra fischi e delusione, sarà accolta l'infausta notizia. Sono le cinque e mezza del pomeriggio. Con 31 sì e 8 no il consiglio comunale ha dato il via alla fase progettuale dell'inceneritore di Scarpino. I manifestanti si dileguano, all'uscita di palazzo Tursi. Lasciando dietro di se, oltre la spazzatura (fazzoletti, bottiglie vuote, mozziconi di sigaretta e striscioni ormai a brandelli) sui pavimenti del corridoio che hanno occupato, la promessa che non si daranno per vinti. Appuntamento a settembre.