«Tutti al potere tranne noi» Il sogno leghista si avvicina

RomaBossi già parla da leader di opposizione mentre annuncia il no della Lega al maxiemendamento sulla legge di stabilità, se toccherà pensioni e l’articolo 18 (poi voterà sì perché il ddl è «tutto concordato»). È una prova generale per una soluzione possibile e non sgradita al Carroccio: stare fuori da tutto, non sporcarsi le mani con «pastrocchi di palazzo» (Calderoli), tornare agli anni ’90, alla Lega di battaglia (e di boom elettorali...). Stavolta non si registrano divisioni tra «maroniani», «bossiani» o «cerchisti». Anzi, il capo ha dato mandato a Maroni di tenere la linea del partito (è stato lui, a Che tempo che fa, a dire che «la maggioranza non c’è più, meglio il voto»). Maroni ha avuto uno scambio con Napolitano l’altro giorno, alla festa per i 72 anni dei Vigili del fuoco. La linea ufficiale, che stanno seguendo tutti, dice che o si trova un’alternativa interna all’asse Pdl-Lega (ma l’ipotesi Alfano ormai è data per tramontata dai leghisti, resta quella Schifani), o ci sono le elezioni. Il Carroccio non vuole un allargamento a partiti che non erano nella coalizione, «quindi nessun governo con l’Udc di Casini» dice Reguzzoni. E niente tecnici alla Monti, uomini dei poteri bancari ostili alla Lega. «Se sono così fessi da mandarci all’opposizione, ci rifacciamo la verginità» avrebbe detto Bossi ai suoi. Molto dipenderà dal Cavaliere, da cosa chiederà a Bossi. In extremis la Lega potrebbe dare un appoggio esterno, ma è ancora tutto da vedere.
Maroni è tentato dall’ipotesi solitaria. Che tra l’altro permetterebbe di fare ordine nel partito, perché Bobo lascerebbe il Viminale per fare il capogruppo alla Camera. Alcuni nella Lega sono convinti che la strada dell’opposizione sia l’effetto di una morsa dei partiti «romani», che hanno sfruttato la crisi per tagliare fuori la Lega. L’eurodeputato Matteo Salvini: «A Roma la voglia di fare un “governone” con dentro tutti tranne la Lega mi pare molto diffusa...» commenta su Facebook. Che sia un disegno delle «forze centraliste» o una exit strategy ottima della Lega, il resto del problema di via Bellerio è pensare come presentarsi alle elezioni. «Dipenderà da cosa succede nel Pdl, se si sfalda o se ci sarà ancora» spiega un dirigente lombardo. La Lega potrebbe benissimo correre da sola, soprattutto se lo facesse da forza di opposizione. Ma potrebbe anche correre con Alfano candidato premier, senza escludere a priori l’Udc, così filtra dai vertici leghisti. Che hanno incassato un risultato positivo per la loro base, il passo indietro di Berlusconi e l’annuncio della sua non ricandidatura. Una mossa (se sarà confermata) che cambia tutto. E riapre un vecchio sogno di Bossi e di Maroni. Il modello Csu, il partito bavarese che governa una delle regioni più ricche della Germania e impone le sue condizioni a Berlino. «Ce ne torniamo al Nord» dice un big maroniano, sorridendo, ma sul serio. Una Lega post-Berlusconi potrebbe cambiare strategia, puntare a conquistare le regioni del Nord da sola. «Ora se ne andrà Formigoni» sussurrano i leghisti, che nel caos Pdl prevedono una nuova stagione nazionale per il governatore lombardo, e una casella che si apre. Ma tutto dipende dalle mosse dell’attuale alleato, e da Berlusconi, con cui l’asse è ancora valido. Il berlusconismo è finito? «Non so. Bisogna chiederlo a lui», risponde Bossi, che ha passato la serata a Palazzo Grazioli col suo stato maggiore. Un Pdl senza Berlusconi sarebbe un’incognita anche per la Lega. Potrebbe radunare i moderati al centro, una nuova Balena bianca che lascerebbe fuori la Lega. Ma la gente di Pontida e della Padania non aspetta altro. Ma sì, lo dice anche Bossi: «Bello stare all’opposizione».