Tutti pronti per la corsa al ribasso Il 2009 sarà l’anno d’oro dei saldi

A Natale sono calati i consumi, ma le famiglie a reddito fisso
attendono gli sconti dopo le feste. Come a Londra, dove ieri c’è stato
l’assalto alle vetrine

Milano - Giù gli addobbi natalizi e i casalinghi, giù abbigliamento e calzature, giù i giocattoli. Su l’hi-tech, gli articoli di lusso e la cartolibreria. Stabili gli alimentari con una spesa complessiva di due miliardi e mezzo di euro «cucinati» per il cenone della vigilia e del pranzo di Natale (un terzo di questo ben di Dio finisce nella spazzatura).

A Santo Stefano si fa la prima conta delle festività all’insegna della recessione, che hanno visto la spesa natalizia attestarsi intorno ai 200 euro pro capite. E naturalmente si sentono voci preoccupate. Quella del Codacons è addirittura catastrofica: secondo l’associazione, i consumi a Natale sono scesi del 20% e con i saldi andrà peggio: meno 30%. Ma ci sono segnali che, messi insieme, compongono una prospettiva diversa. Di sicuro c’è preoccupazione e molte famiglie a Natale hanno tagliato sul superfluo. Come ha osservato il sociologo Luca Ricolfi sulla Stampa alla vigilia del Natale, per il momento a essere più colpiti sono i redditi più bassi (disoccupati, monoreddito, chi è già finito in cassa integrazione) e i più alti (chi era solito trarre alti profitti dai rialzi della Borsa). Mentre chi ha un posto fisso, finché lo conserva, si trova per ora in una posizione favorevole. La situazione, per questa porzione di ceto medio, è addirittura migliorata nonostante la recessione. I redditi nominali sono cresciuti, grazie alla frenata dell’inflazione, e in particolare al calo dei costi di benzina, mutui, riscaldamento, bollette dell’energia. Lo testimoniano i dati dell’Isae sui bilanci familiari, i quali rivelano che le famiglie in difficoltà sono scese al 17% a ottobre e al 13% a dicembre.

Per questa fascia sociale, i venti di crisi che hanno soffiato sul Natale sono diventati un’occasione da sfruttare. In particolare con i saldi. È lecito aspettarsi che molti consumatori, percependo la pressione che la crisi fa pesare sui commercianti che vedono calare le vendite, si aspettino una consistente riduzione dei prezzi. Non per niente il calo più clamoroso delle spese natalizie ha riguardato l’abbigliamento, il 25%, e le scarpe, il 23%.

Con l’aria che tira, un capofamiglia oculato avrà capito che non ha senso comprare ora un maglione a 100 euro, quando bastano pochi giorni di attesa per acquistarlo a 60. Tanto più che gli scarsi consumi hanno spinto ad anticipare l’inizio dei saldi, che in buona parte d’Italia prenderanno il via tra il due e il tre gennaio, quattro o cinque giorni prima delle date consuete. La dieta di shopping natalizia, insomma, potrebbe condurre a una corsa ai negozi, trasformando il 2009 nell’anno d’oro dei saldi, nonostante la crisi.Per avere la prova del nove bisognerà aspettare qualche settimana. Ma intanto un assaggio di questo meccanismo lo si è visto a Londra, dove ieri, dopo un Natale all’insegna della crisi, sono iniziati i super saldi.
La folla ha preso d’assalto ieri all’alba i negozi di Londra e del resto della Gran Bretagna per l’inizio dei saldi post natalizi: l’allettante esca dei supersconti - in qualche caso fino al 90% - ha convinto i sudditi di Sua maestà a mettere mano al portafoglio. Alcuni grandi magazzini segnalano un volume di vendita quasi doppio rispetto al Santo Stefano di un anno fa (chiamato nel regno Boxing Day). Su Oxford street, la strada più commerciale di Londra, circa duemila persone si sono accampate all’alba e hanno fatto la coda per entrare per prime nei grandi magazzini Selfridges. Il sindaco di Londra Boris Johnson ha invitato a comperare, perché fare acquisti in tempo di crisi, ha detto, «è patriottico».