Tutti quanti sotto le lenzuola ma, tranquilli, solo per parlare

Metti gli italiani seduti dentro un grosso lettone, falli infilare sotto il lenzuolino e falli parlare di sesso. Ovviamente posizionando il letto in mezzo a una piazza, posto dove è più facile catturare i passanti e ottenere l’effetto choc. Dopo di che, puntata dopo puntata procedi col regalare approfondimenti sul sesso tantrico, sperimenta la cucina afrodisiaca, vai a lezione di fellatio, alla scoperta di quali siano le scarpe giuste per stimolare una ginnastica pelvica utile a raggiungere un orgasmo o dedicati allo shopping in una boutique di lingerie sexy.
Ecco più o meno quello che farà Giovanna «Nina» Palmieri nelle dieci serate di Sex Education Show, il nuovo programma di FoxLife nato, secondo la rete «per raccontare cosa sappiamo, cosa non sappiamo e cosa dovremmo assolutamente sapere sul sesso». E che per Fox il programma sia una bella scommessa lo dimostra la pubblicità martellante e la scelta coraggiosa di una conduttrice come la Palmieri che è riuscita in precedenza a cavarsela con un programma come I viaggi di Nina: l’unico docu-reality (prodotto da La7) mai realizzato in Italia sulla vita delle lesbiche. Infatti, anche in questo caso l’autrice dovrà cavarsela giocando molto sul versante ironico del sesso, alle 23,45 su un canale «normale» è chiaro che nessuno potrà permettersi di farvi vedere qualcosa di veramente «hot». Anzi scoprirete piuttosto che vecchie signore di settant’anni hanno una visione del sesso molto più solare di tanti trentenni con l’aria navigata, oppure che quando si tratta di dimensioni tutti continuano testardamente a barare. E il sentimento dominante sarà quello della tenerezza soprattutto per la squadra di calcio amatoriale e il gruppo di adolescenti che fanno da supporto alle inchieste di Nina: cavie buffe messe sotto l’occhio di alcuni «esperti». I calciatori e i ragazzi si sottoporranno a strambi esperimenti, per confermare o smentire le credenze intorno al sesso (risultato ovvio: gli italiani non ci azzeccano quasi mai).
Ma la cosa incredibile è forse che a più di quarant’anni da Comizi d’amore di Pier Paolo Pasolini (lo scrittore regista per primo, nel ’65, girò l’Italia microfono in mano facendo domande agli italiani sul sesso) e dopo il passaggio di trasmissioni come Loveline di Camila Raznovich il format un po’ pruriginoso, funzioni ancora. Insomma dopo che internet ha sdoganato milioni di ore di porno, e dopo che in un qualunque film si vede di tutto gli italiani sono ancora lì a farsi spiegare che la posizione del missionario dopo un po’ stanca e che esistono oggetti chiamati vibratori. E questo senza contare che la televisione manda o ha mandato in onda una sfilza di programmi che attorno al sesso ci girano senza mai inzuppare davvero il biscotto: Cathouse (bordello) sulla vita delle prostitute del Nevada; Porno, un affare di famiglia, la difficile esistenza di un regista hard, Adam Glasser, e dei suoi parenti; Naked wild on, tette al vento senza tante menate...
Allora val la pena di chiedere il parere di qualche esperto di televisione. Il critico e scrittore Walter Siti resta basito: «Ma questi programmi funzionano ancora? Ma no... Giuro non so che pensare, io c’ho più di sessant’anni, non mi far dir niente...». Invece la prende meglio Gianluca Nicoletti: «Ma guarda credo che per noi italiani sia molto meglio il vedo non vedo. È un fatto culturale, abbiamo il senso del peccato, ma è anche il contraltare proprio di tutta la pornografia che c’è piovuta addosso, dopo cinque minuti non ne puoi più. È meglio il sesso parlato l’allusione, la fantasia... Poi di Sex Education Show ho visto qualche cosa in anticipo e mi è sembrato garbato... Semmai il problema davvero è che gli italiani rispondono come negli anni sessanta. È divertente il lato sociologico, fa ridere, la Raznovich era un po’ più morbosa, qui ne parlano come di cucina». Sarà un successo? L’unica certezza è che nel kit stampa del programma c’era una paperella vibrante. Nessuna collega ammette di averla provata...