Tutti quei liguri più «politik» che «rock»

(...) che di Rockpolitik sono l’anima più rock, nel senso di dura, e più politik, per le loro cariche a testa bassa a senso unico e poco alternato. Carlo Freccero, l’ex direttore di Raidue, savonese almeno quanto antiberlusconiano, è tra gli autori del programma di Adriano Celentano. E chi lo conosce bene, come Giuliano Ferrara, non ha dubbi: «C’è lui dietro certi passaggi, quelli meno satirici e più puramente politicizzati». Un esempio, solo per prendere l’ultima puntata andata in onda, è quella specie di «blob» d’archivio, con la faccia di Prodi ad elencare i suoi successi all’Iri, alternata da quella di un Bossi prima maniera che arringava le folle urlando: «Mai coi fascisti». Mentre a Fini che gli rispondeva, o a Berlusconi che dichiarava la sua «vergogna» per l’avviso di garanzia al G7 di Napoli, faceva da intermezzo un D’Alema assolutamente silenzioso e inespressivo. Tanto per fare la par condicio, insomma.
E di critica in critica, il programma di Celentano, che raggiunge share da record, finisce sempre nell’occhio del ciclone per spazi «al pesto». Il monologo di Bush anti Bush? Le canzoni «Che-Lentano» e «Zapatero-Zapatera» dedicata a Sabina Guzzanti? O la ferocissima «Lex bomb», che esplode per denunciare che tutte le leggi del governo sono state fatte ad personam? La firma è sempre la stessa. Anzi le stesse due. Maurizio Crozza ci mette soprattutto la faccia nello show, ma quel Grattarola che è fra gli autori dei testi dello stesso Crozza, a Genova lo ricordano in molti. Non su un palcoscenico, ma sui banchi della giunta comunale da assessore del sindaco Claudio Burlando, con il quale aveva condiviso (prima e dopo) ogni esperienza fin dal vecchio Pci. Vittorio Grattarola, autore dei testi di Crozza, è bene ribadirlo. Non archietto di successo in Genova. Nè tantomeno autore di Celentano quando denuncia la cementificazione dell’Italia. Anche se il Molleggiato mostra la foto di Begato per indicare uno degli scempi italiani. Ma naturalmente evita le diapositive di Fiumara (con l’immenso centro commerciale e le due torri da 270 alloggi l’una sul mare), di San Biagio con Ipercoop annessa, o di San Quirico.
Quando le battute affondano e, per dirla con Ferrara, lasciano la strada della satira, la firma ligure si fa sentire. Così come dalla Liguria arrivano altri comici e uomini di spettacolo che hanno sempre goduto di ampi spazi di manovra televisiva. Fabio Fazio è tornato proprio ieri sera sulla Rai con «Che tempo fa». E all’esordio ha avuto ospite proprio quella Sabina Guzzanti cui Crozza aveva dedicato la canzone in Rockpolitik. Sempre per dimostrare quanto di regime sia la tv italiana, basta andare a rileggere il repertorio di un altro comico ligure, quel Dario Vergassola che è già passato per epurato prossimo venturo solo per essere stato nominato dal premier tra coloro che in tv non fanno certo pubblicità al governo. Con un’aggravante. «Contro» Vergassola si è lanciato recentemente anche Alfredo Biondi, ariete di Forza Italia, che lo ha addirittura definito «spezzino». L’ira funesta del Vergassola cugino del calciatore ex blucerchiato Simone si è abbattuta sul vice presidente della Camera a nome dell’intera cittadina spezzina e con tano di sfida a duello sul passo del Bracco. Pazienza se il riferimento era al «cianuro» che scorre reciprocamente nelle vene di genoani e spezzini quando si parla di calcio. Pazienza se Vergassola da questa situazione, così come dalla citazione berlusconiana, ha trovato altri spazi in tv, l’ultimo venerdì sera a Matriz, su Canale 5, in una delle sei reti del nemico che lo vuole epurare. I liguri sono fatti così. Duri come il «rock». «Politik» come i Ds. O magari anche un po’ più in là.