Tutti quei manettari che difendono Strauss-Kahn

Caro Granzotto, è stata come una bomba la notizia che Strauss Kahn, direttore del FMI ma soprattutto candidato alla presidenza francese per il Partito Socialista, moralista e bacchettone come il nostro PD, sia stato arrestato con l’accusa di stupro. Non si tratta di un nostrano festino a luci rosse con donnine allegre e canzoni napoletane, ma di una volgare violenza su una donna, si tratta di uno S T U P R O! Già immagino manifestazioni isteriche di femministe italiane e francesi (Carlà in testa), di mobilitazioni generali di Camusse, Line Sotis, Finocchiare e Barbare Spinelle, di girotondi, Popoli Viola, Grillini, Dipietrini... Soprattutto rivedremo il copione di Cannes dove (per rispettare il gioco delle parti, ma a parti invertite) Michel Piccoli scoppierà silenziosamente in lacrime strappandosi il candido abito papale e il nostro Moretti nazionale costretto così a esternare: «Comprendo perché Michel non voglia parlare di politica. Immagino che Strauss-Kahn sia per lui un dolore, come è un dolore per molti francesi e per quegli italiani che sanno chi è».
Roma

Grande è l’imbarazzo della sinistra globale, caro Cavicchioni. Grandissimo. Ho letto - per meglio dire: ho delibato - i giornali, stamattina, leccandomi i baffi immaginando i tormenti dei commentatori e editorialisti «sinceramente democratici». Negare non potevano negare, ma che sviolinate allo stupratore: intelligente, popolare, competente, rispettato, simpatico, l’uomo che sicuramente avrebbe vinto la battaglia per l’Eliseo e questo subito dopo aver salvato la Grecia. E con la Grecia, l’Europa. E con l’Europa, il mondo. Ma «gli eventi hanno deciso per lui», lamenta - un nome a caso, un nome fra tanti - Anais Ginori. Gli eventi. Non lo stupro, non la violenza e perfino il sequestro di una camerista; non la fuga, non la spocchia del potente che si crede intoccabile. No. Gli eventi. Indeterminati. Indistinti. Generici. Lontani. Da segnalare, poi, il pressante richiamo alla presunzione di innocenza, fondamento del diritto perennemente disatteso dai manettari nostrani allorché si trattava di Silvio Berlusconi, ma tornato prepotentemente alla ribalta con la sua sacralità se nel collimatore della giustizia viene a trovarsi una icona della gauche. Ancorché caviar. Il Kahn è noto, oltre che per le sue scorribande sessuali, per occupare, quando in trasferta, in una suite da 3mila dollari al dì, per risiedere in quella che fu l’abitazione di Onassis, sita nell’esclusivissima Place des Voges a Parigi e per spostarsi a bordo di una Porsche guidata da un autista. Tres chic. S'è anche tentato - un po' alla chetichella, fra le righe perché ce ne vuole di faccia tosta - di accumunarlo al Cavaliere, chiarendo, però, che il Kahn aveva adottato un ben altro stile democratico, non ponendo alcuna riserva a che la giustizia facesse il suo corso. Trascurando il fatto che è stato beccato - beccato e ammanettato, ammanettato e sbattuto in una cella - mentre cercava di filarsela in Francia, così da sottrarsi alla giustizia americana e condurre una vita alla Cesare Battisti, ovvero da non estradabile. Vede, caro Cavicchioni, io non me la sento di gioire delle disgrazie altrui (anche nel caso in cui la disgrazia uno se la sia proprio andata a cercare): provo dunque grande pena per Dominique Strauss-Kahn e il suo precipitare dalle stelle alle stalle. Tuttavia non dimentico - e come potrei? - gli sfottò e le parole di disprezzo dei francesi nei confronti di noi italiani, colpevoli di votare e di tenerci come capo del governo un personaggio pas prèsentable e anzi assai cochon come Silvio Berlusconi. Un seminarista se paragonato a quel salaud, a quel violentatore di cameriere d'un Staruss-Kahn. Il quale un merito, uno solo, l'ha: l'aver confermato con le sue gesta quella differenza antropologica, tanto cara ai "sinceri democratici", che distingue gli appartenenti alla sinistra. Nel senso che la destra va a donne, la sinistra le stupra.
Paolo Granzotto