Tutti in Questura gli assassini di Scerbanenco

Oggi alle 18 in via Fatebenefratelli viene presentata «Racconti neri», l’antologia noir dello scrittore

Francesca Amé

Ci sono i caffè del centro, vicino piazza San Babila, ci sono i vicoli senza nome, dove si torna a casa guardinghi, la sera. Soprattutto, ci sono i portinai: testimoni, confidenti, amici, custodi di una Milano che fu. C’è tutto questo e molto altro ancora nella «Milano nera» di Giorgio Scerbanenco che lì arrivò fanciullo dalla lontana Kiev, dove nacque da padre ucraino e mamma italiana nel 1911. La sua Milano non è solo quella dei milanesi che ammazzano al sabato - tanto per parafrasare uno dei suoi romanzi più noti - ma anche la città dove un giovane di famiglia semplice abbandonò gli studi e per mantenersi fece i lavori più disparati. Fu magazziniere, fresatore, fattorino. Persino autista di ambulanze, come ricorda Carlo Lucarelli nella prefazione alla nuova antologia di Scerbanenco che Garzanti in questi giorni manda in libreria («Racconti neri», pagg. 466, 16 euro). Possiamo solo immaginare quante Milano diverse Scerbanenco deve aver visto da quell’ambulanza, da quel magazzino, da quella officina per riuscire a declinare nei suoi scritti (cento romanzi e un migliaio di racconti: caso unico di scrittore prolifico e capace) le infinite anime della metropoli.
Fotografo mai banale di una piccola Italia che nasconde la violenza davanti a un velo di tranquillità borghese, Scerbanenco trovò la strada della scrittura quando cominciò a collaborare con diversi periodici femminili: fu correttore di bozze prima, autore di racconti rosa poi. Lavorò per «Novella», «Bella» , «Annabella» e su quest’ultimo settimanale tenne anche una rubrica di posta con i lettori («La posta di Adrian») che seguiva con profonda dedizione e che sospettiamo essere stata, in diverse occasioni, una generosa musa per la sua narrazione. Poiché di un grande narratore stiamo parlando: capace di passare dal rosa al giallo al noir senza restare chiuso nei generi.
Ben lo dimostra anche questa sua ultima antologia: se l’intento dei curatori è stato quello di raccogliere un florilegio di testi a tinte nere, non mancano novelle delicate. O storie d’amore appassite, come quella narrata nel primo, struggente racconto «Una donna di riserva per Joe», dove il delitto non c’è, ma c’è il sapore amaro dell’abbandono annunciato poi da un titolo che, come molti altri (vedi: «Ho sposato Miss Follia», amaro ritratto del manicomio), è già in sé un capolavoro.
Pubblicati su «Novella 2000», su «Annabella», «Sogno» o «Stampa Sera», nella misura concisa delle dieci massimo quindici pagine, questi racconti sono piccole perle noir da gustare con calma. Si prenda «Assassinio psicologico», dove l’omicida è un medico per bene che induce la moglie al suicidio per spassarsela con la giovane amante: la trama è scontata, il tono no. Lucarelli lo chiama «amore enorme per le storie brutte che racconta e per i personaggi, sfortunati, tragici, disperati ingenui, cattivi, sbagliati e anche comici, che si trovano a viverle».
Per un primo assaggio di questo amore, la signora Nunzia, vedova Scerbanenco, il questore Paolo Scarpis insieme ai giallisti Piero Colaprico e Carlo Lucarelli domani presentano l’antologia Garzanti al pubblico. Appuntamento alle ore 18, in Questura, via Fatebenefratelli.