«Tutti sapevano che era un pazzo pericoloso»

Il parroco del paese: «I problemi di quell’uomo erano noti, così come i suoi violenti scatti d’ira»

nostro inviato a Gerenzano (Varese)
Sono sempre gravissime, ma stazionarie, le condizioni di Marta Angaroni, la ragazzine di 13 anni presa a martellate da uno squilibrato l’altro giorno a Gerenzano, in provincia di Varese. Un paese che ieri si è svegliato sotto choc, con i cittadini che si chiedono perché, nonostante avesse più volte dato segni di squilibrio, le «autorità» non abbia mai cercato di fermare quello strano individuo. Replica il sindaco Dario Cattaneo: «Abbiamo agito in base ai pochi poteri forniti dalla legge». Ancora più netta la risposta del capitano dei carabinieri Gianni Nodari: «Al di là delle voci sulle sue stranezze, contro di lui non c’è mai stata una denuncia».
Nessuna denuncia, nessun intervento e per questo Ernesto Zaffaroni, 57 anni, l’altro giorno ha potuto agire indisturbato. Alle 16.15 è sceso dal suo appartamento in via Berra 12, armato di un pesante martello ha fatto pochi passi, ha incrociato un gruppo di adolescenti ferme a mangiare un gelato da «Lello» e ha colpito il primo bersaglio che gli è capitata a tiro. Due o tre colpi, poi mentre Marta crolla a terra in un lago di sangue, lui risale nel suo appartamento.
La bambina viene portata a Niguarda e sottoposta a intervento chirurgico terminato alle 22. Le sue condizioni sono disperate, sembra abbia riportato importanti danni cerebrali. Per lei stanno ora pregando tutti i ragazzini di Gerenzano, raccolti in chiesa da don Andrea, assistente del parroco don Filippo. «Una ragazza veramente buona - la ricorda ora il giovane sacerdote che insieme con i fedeli pregherà per lei ogni giorno - frequentava la terza media poi nel tempo libero seguiva le attività della parrocchia, questa estate è stata con noi in montagna, e in chiesa faceva la chierichetta». Al suo capezzale ora il padre, dirigente d’azienda, mentre la madre colta da malore è stata a sua volta ricoverata in ospedale, mentre il fratellino, di pochi anni più grande, è affidato a parenti.
Il paese prega e spera, ma anche si chiede perché le autorità non abbiano fermato Zaffaroni. Come Vito Lelario, 57 anni, un fiume in piena nel raccontare i suoi 18 anni di vicinato con quel signore un po’ strambo. Zaffaroni era impiegato come disegnatore industriale presso un'azienda della zona specializzata in quadri elettrici. Poi in pensione giovanissimo, sui 40 anni, l’acquisto dell’abitazione di via Berra, dove contemporaneamente arriva anche Lelario. «Da subito ha dato problemi. Stava fuori tutta la notte e quando rientrava sbatteva porte e cancelli. Se rimaneva a casa teneva la radio tutto volume, oppure urlava, cantava, bestemmiava. Una volta arrivò a suonarmi il campanello alle 3 del mattino sostenendo che a a casa sua c’erano i diavoli. Il primo maggio ha aperto il gas e per poco non faceva saltare l’intero stabile». Ma in paese è tutto un florilegio di aneddoti come quando picchiò la madre, oppure sferrò un pugno sul sagrato della chiesa al parroco dopo che aveva celebrato un matrimonio. Malato di esibizionismo, in più di un’occasione era stato spesso sorpreso in atteggiamenti sconvenienti. «Ho parlato con l’assessore ai Servizi Sociali e con l’assistente sociale - replica il sindaco - Risulta un solo trattamento sanitario obbligatorio, quando aggredì il parroco. Un provvedimento straordinario, vorrei precisare, che il sindaco può prendere solo se c’è un certificato firmato congiuntamente da due medici. Per il resto non ci sono mai arrivate segnalazioni precise». Nessuna segnalazione e nessuna denuncia ai carabinieri, come precisa il capitano Nodari.
Tutto sommato un matto considerato relativamente innocuo fino all’altro giorno. E quando poi i carabinieri l’hanno arrestato sembra abbia accennato a qualcosa come «L’ho fatto per finire in carcere» poi più nulla. Assente, indifferente a quanto gli capitava attorno, s’è fatto accompagnare in ospedale a Saronno, poi in caserma, dove non ha più risposto alle domande dei militari, infine in carcere a Busto Arsizio. Dove oggi sarà interrogato dal magistrato.