Tutti schierati con Alfano: «Non ruba la scena a Silvio»

MilanoAl convegno riformista delle Stelline era atteso il segretario nazionale del Pdl, Angelino Alfano. Invece lui ha mandato i suoi saluti e un intervento scritto. Ma alla fine, mi si nota di più se ci sono o se non ci sono, l’assenza l’ha messo al centro del dibattito. Anzi, di una levata di scudi più o meno generale in suo favore. E contro le intemerate di Giuliano Ferrara, che ha detto, scritto, urlato e ripetuto di non aver gradito il pacato Angelino Alfano al posto del roboante Silvio Berlusconi in Parlamento. E in fondo neppure alla guida del Pdl.
Esordisce il capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto: «Il Pdl non deve genuflettersi a Ferrara. Non è un partito di stupidi e non può essere condotto per la cavezza da avventure intellettuali e giornalistiche». Cicchitto contesta «la linea esagitata» del Foglio, sostiene che «le elezioni anticipate sarebbero state un disastro perché in politica bisogna ragionare». Massimo Corsaro, capogruppo vicario del Pdl, dice che «il Pdl ha bisogno di fare squadra e, se il caposquadra è un giovane di quarant’anni, bisogna insistere sulle nuove esagerazioni».
Entra ancora più in difesa Maurizio Lupi. Cita il segretario del Pdl in modo esplicito: «A Ferrara dico che Berlusconi non ha fatto un atto di sottomissione e un passo indietro, ma un grande passo avanti con la scelta di Alfano». Una lezione da parlamentare a giornalista: «La politica non si fa con la forza dei muscoli, o almeno non è sempre il momento di dimostrazioni di forza. La politica si fa per lo più con la forza delle ragioni». E ancora: «Quello di Berlusconi non è stato un atto di sottomissione, ma la dimostrazione che il Pdl con lui ha un grande futuro. Come sa chi parla con Berlusconi in questi giorni, lui lo ripete: “altro che lascio, raddoppio, triplico, gli sforzi”».
L’assente Angelino si è comunque fatto sentire. La linea del Pdl verso il governo Monti, dettata con lettera inviata alle Stelline, è scritta: «Saremo leali, ma non subalterni e quindi, se ci saranno deviazioni e forzature, non avremo esitazioni a negare il nostro sostegno. In sostanza saremo leali con chi sarà leale con noi». Alfano fa pesare il ruolo di Silvio Berlusconi nella nascita del nuovo esecutivo: «Se Berlusconi non fosse stato d’accordo, il governo Monti non si sarebbe fatto». E invece è stato grazie al «senso delle istituzioni» e all’«amore per l’Italia» che l’ex premier si è deciso a «un atto di responsabilità».
Il Paese è in «una nuova fase politica, i cui esiti sono del tutto imprevedibili, mentre è caduto il governo eletto dagli italiani nel 2008». Le colpe sono equamente ripartite tra «la confusione mentale e politica di alcuni deputati» e «l’azione dei mercati». Fin qui il passato. Il futuro, dicevamo, è «imprevedibile». Governo avvisato, mezzo salvato.