Tutti gli scivoloni del governo colpito dal "fuoco amico"

Roma - La bocciatura al Senato della risoluzione sulla politica estera presentata dal centrosinistra è la sconfitta più rilevante di quelle subite dal governo in questi mesi, e stavolta lo scoppio della "mina dissidenti" potrebbe avere effetti deflagranti sulla tenuta dell'esecutivo, che già in due occasioni nell'Aula di palazzo Madama era stato sconfitto: quando fu bocciato il decreto legge sugli sfratti e quando passò l'ordine del giorno presentato dall'opposizione che approvava le comunicazioni del ministro della Difesa Arturo Parisi sulla questione dell'ampliamento della base di Vicenza.

Da quando Romano Prodi si è insediato a palazzo Chigi, il 17 maggio scorso, la maggioranza ha subito una serie di battute d'arresto. Concentrate soprattutto a palazzo Madama. In quasi 9 mesi, il presidente del Consiglio era già "caduto" due volte, sempre alla Camera alta. L'ultimo scivolone dell'Unione era comunque arrivato il 7 febbraio scorso a Montecitorio, dove la maggioranza vacillò su un emendamento dell'opposizione, che dimezzò il numero dei componenti della nascitura commissione per la protezione dei diritti umani

I primi scricchiolii apparvero già il 7 giugno dell'anno scorso, quando la presidenza della commissione Difesa del Senato venne assegnata a Sergio De Gregorio contro ogni pronostico e con i voti determinanti della Cdl. Il 19 settembre un altro stop: 10 a 9 l'esito della votazione che vede il centrosinistra soccombere in commissione Affari Costituzionali a Palazzo Madama sul parere al decreto per la detraibilità dell'Iva. Sulle pregiudiziali di costituzionalità, i 10 membri dell'opposizione si astengono. La maggioranza vota a favore, ma era rappresentata solo da 9 senatori (causa assenze). Il 19 ottobre l'esecutivo esprime parere negativo sul dispositivo della risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali, ma la commissione Esteri della Camera vota all'unanimità a favore. La risoluzione, primo firmatario il deputato della Rosa nel pugno, Sergio D'Elia, incassa l'appoggio bipartisan di oltre 20 parlamentari e impegna il governo a dare tempestiva e piena attuazione alla mozione della Camera del 27 luglio scorso, presentando all'Onu una proposta di risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali, in vista dell'abolizione completa della pena di morte e operando in modo da assicurare alla risoluzione la co-sponsorizzazione e il sostegno di Paesi rappresentativi di tutti i continenti. Il 25 ottobre primo passo falso in Aula per il governo che viene battuto al Senato sul decreto legge sugli sfratti. L'Assemblea approva con 151 sì e 147 no e nessun astenuto una pregiudiziale di costituzionalità presentata dall'opposizione. Il 29 novembre si registra, sempre a Palazzo Madama, una bocciatura bipartisan per il decreto Turco sulla droga e passa l'odg teodem Binetti-Baio Dossi. Un ordine del giorno contro il provvedimento firmato dal ministro della Sanità Livia Turco sulla droga viene approvato con i voti dell'Ulivo e della Cdl in commissione Sanità a Palazzo Madama. Il documento, presentato dalle due senatrici della Margherita Paola Binetti ed Emanuela Baio Dossi, da Giuseppe Caforio dell'Idv e da Daniele Bosone del gruppo per le Autonomie, impegna l'esecutivo a «riesaminare il decreto», che innalza da 500 mmg a 1000 mmg il quantitativo massimo di principio attivo di cannabis detenibile per uso personale, a «predisporre azioni finalizzate alla prevenzione delle droghe e affrontare globalmente il problema della detenzione di sostanze stupefacenti».

E sempre a Palazzo Madama, il primo febbraio scorso, si registra una battuta d'arresto per la maggioranza, prologo di quanto accaduto oggi. Dopo le comunicazioni del ministro della Difesa Arturo Parisi sulla questione della base di Vicenza, l'aula approva un ordine del giorno presentato dall'opposizione che dice sì alle comunicazioni del governo con 152 sì contro 146 no e 4 astenuti, assenti 18 parlamentari del centrosinistra, 5 senatori a vita e 6 rappresentanti del centrodestra. Non votano, pur essendo presenti (al Senato il voto di astensione equivale ad un no), in quattro dell'Unione:Gavino Angius e Massimo Brutti, Ds, Paolo Bodini, Ulivo, e Domenico Fisichella, Margherita.

C'è poi l'annosa questione delle dimissioni respinte più volte dei senatori che rivestono il ruolo di sottosegretari, per consentire ai primi dei non eletti di prendere il loro posto e garantire così la possibilità alla risicata maggioranza di andare avanti. La vicenda dura da circa 7 mesi, precisamente risale al 12 luglio scorso e riguarda 8 parlamentari. Il 7 febbraio scorso l'Aula di palazzo Madama respinge per la terza volta le dimissioni del sottosegretario allo Sviluppo economico Paolo Giaretta e del vice ministro agli Esteri Franco Danieli, entrambi dell'Ulivo. Nel primo caso, i voti a favore delle dimissioni sono stati 149 contro 148, ma gli astenuti sono stati 5. Nel secondo, parità tra favorevoli e contrari a 148, ma gli astenuti sono stati 7.