Tutti alla scoperta della Valtellina più buona e gustosa

Slow Cooking riunisce cinque locali attenti al territorio alpino. E nel 2008 ben due novità, una lecchese

Centottantasette chilometri, una sessantina in meno se si opta per l’Engadina, ma anche centoventottomila metri rimangono una distanza importante, tenuto pure conto che zero autostrade e tante, ma tante curve su strade di montagna. Tutto questo è quanto separa i due estremi di una delle due province lombarde più scomode e fuori mano: quella di Sondrio (per curiosità, Mantova l’altra, tutta piatta, l’esatto contrario di Valchiavenna e Valtellina, nevosa una e nebbiosa l’altra).
Bello andare a rifugiarsi nelle varie realtà tra Madesimo a ovest e Livigno a est, i due estremi distanti tra loro, per l’appunto, 187 km piuttosto che 128 via St. Moritz, cosa che spiega come mai chi si sta rilassando verso lo Spluga ben difficilmente farà una puntatina verso lo Stelvio (e viceversa). La provincia di Sondrio va vissuta a segmenti, se ne sceglie uno e lo si vive il più intensamente possibile. A tavola tre le bandiere, sfilacciata per vari motivi, soprattutto gli ingredienti di base: bresaola, bitto e pizzoccheri. In generale potrebbero essere fatti meglio, soprattutto con materie prime almeno italiane. Ci scandalizziamo, giustamente, per le imitazioni dei nostri capolavori qua e là per il pianeta, ma la bresaola è in larga prevalenza prodotta con carne bovina sud-americana. Di valtellinese ha giusto il contatto con l’aria, ma non basta per gridare alla meraviglia.
In queste settimane tanti andranno a svagarsi in Valtellina, qualche consiglio goloso non guasta. Una sola l’insegna stellata, la Lanterna Verde dei fratelli Andrea e Antonio Tonola a Villa di Chiavenna, 0343.38588. E al lato opposto, a Livigno, sogna lo stella, forse in maniera troppo ossessiva, Mattias Peri dello Chalet Mattias, 0342.997794. Se i Tonola sono nell’associazione dei Giovani Ristoratori d’Italia, www.jre.it, da pochi mesi Peri è uscito - ed è un peccato - da quella battezzata Slow Cooking, slowcooking.org. Il nome non rimanda certo a questa fetta di Lombardia confinante con la Svizzera, ma nelle intenzioni dei fondatori, maggio 2003, e di un gastronomo vicino loro, Giacomo Mojoli, colonna dello Slow Food, i confini del sodalizio superano in prospettiva quelli provinciali, anche se avremo il primo sconfinamento solo con il 2008 quando entrerà il ristorante Sale e Tabacchi a Mandello del Lario, chef e patron Gabriele Lafranconi, 0341.733715. Sarà la volta anche della Trattoria al Sert, in cucina Alfredo Colzada, a Verceia, 0343.62042, per un totale di sette realtà, sei valtellinesi e una lecchese.
Partendo da ovest abbiamo il Cantinone di Stefano Masanti a Madesimo, 0343. 56120; l’Uomo Selvatico, alias Ezio Gilardi, a Chiavenna, 0343.32197; l’Osteria del Crotto di Maurizio Vaninetti a Morbegno, 0342. 614800; il Sale & Pepe di Luca Grigis a Sondrio, 0342. 212210; infine il Roby Restaurant a Livigno, 0342. 970230, cucina Roberto Longa. Sono tutti legati tra loro da un decalogo che al punto 7 esalta le identità locali e al 9 lo scambio di esperienze, emozioni e risorse nel segno della creatività personale.