Tutti in spiaggia all’ombra dei tormentoni

Dal saluto «shakerato» lanciato da Ronaldinho alle battute dei comici di Zelig usate come suonerie per i cellulari. Anche i mezzi di informazione si adeguano, rilanciando i soliti servizi sul caldo record e le diete

La tormentata via del tormentone parte da lontano, esattamente da un luogo indefinito tra anima e psiche. Obiettivo, riempire il vuoto di nulla, o - per usare l’espressione cara allo psicologo Paolo Crepet - porre le basi per un «totale disimpegno escatologico». E c’è da credergli, visto che Crepet in materia di tormentoni è un’autorità: infatti lui stesso incarna il tormentone del tuttologo che distilla sempre e comunque gocce di saggezza.
Candidato allo status di tormentone può essere una canzone, una pubblicità o qualsiasi cosa che abbia un veicolo mediatico forte come tv, radio e giornali e soprattutto che abbia una quantità di passaggi che gli permetta di «entrare» nella testa del pubblico.
Ma il tormentone, a volte, rappresenta una scorciatoia per il successo, come dimostrano quelli della banda Zelig: dal «Franco, oh Franco!» di Franco Neri al «Fu-fu» di Fabrizio Fontana (alias James Tont, lo stesso di «Le so tutte!»); dal «Ci sei, ce la fai, sei connesso?» di Pino Campagna all’ «Ok, vaaaaa bene» targato Ranzani.
«Fino a qualche tempo fa - ammettono Gino e Michele, che da anni tracciano la linea comica della banda Zelig - il modello del comico che dopo aver iniziato la frase-tormentone lascia che a terminarla sia il coro del pubblico, era considerata decisamente fuori dagli schemi. E, ancora oggi, i vecchi cabarettisti reputano tale tecnica “deontologicamente“ scorretta».
Ma vittima e carnefice dei tormentoni sono anche i mezzi di informazione o di pseudo-informazione: «Basti pensare a quanto è successo l’anno scorso con Loredana Lecciso, un evento mediatico che ha finito per assumere le caratteristiche del fenomeno di costume», spiega Saro Trovato, presidente di Media Comunicazione.
«Ma anche certi telegiornali ormai vivono di tormentoni più che di notizie - nota il massmediologo Klaus Davi -. In questo periodo nei titoli di apertura finiscono puntualmente i servizi sul “caldo insopportabile“, le “code dell’esodo estivo” (cui seguiranno quelle del “controesodo estivo” ndr), le diete per affrontare “l’esame spiaggia”, i reportage su “dove vanno i vip in vacanza”; il tutto condito dalle solite “veline” e dagli immancabili “flirt balneari”».
Diverso è il discorso musicale, dove il confine tra tormentone e «mito» è ben netto: ad esempio la «Maccarena» e «Asereje» sono stati degli effimeri tormentoni frantumazebedei, mentre il medley carioca con dentro «Brasil, la la la la la la la laaaa» che da decenni fa da sottofondo ai «trenini» in ogni festa che si rispetti (matrimoni, cresime, comunioni, addio al celibato ecc.) è entrato nella storia degli accompagnamenti musicali.
Quest’anno in pole position - complice il successo dell’Italia ai mondiali - potrebbe essere il celebre «popo-popo-ro-popo» intonato dai nostri azzurri dopo ogni vittoria, oltre naturalmente al brano-cult di Checco Zalone, «Siamo una squadra fortissimi», già cantata anche da Antonello Venditti, Enrico Ruggeri, Carmen Consoli e Pino Daniele. Ma chi è Checco Zalone? Il suo vero nome è Luca Medici. È nato a Taranto ed è laureato in legge. Ieri comico neomelodico, oggi autore del refrain che si candida a segnare l’estate 2006: una sorta di inno nazionale scritto in chiave ironica.
Ma com’è nata «Siamo una squadra fortissimi» che è riuscita a oscurare perfino l’inno ufficiale dei Pooh, «Cuore Azzurro»?
«L’idea è venuta a mia moglie Cristina - racconta Ivan Zazzeroni giornalista e conduttore della trasmissione radiofonica Djfootball club -. Ha chiesto a Zalone, nostro caro amico, di fare un gingle per la mia trasmissione. Checco, che non capisce nulla di calcio, mi ha spedito una versione acustica di «Siamo una squadra fortissimi», canzone scritta con un italiano sgrammaticato. Con Linus abbiamo deciso di mandarla in onda». Risultato? «Un record d'ascolti e oltre 166mila persone hanno preso d'assalto il sito di Radio Deejay per scaricarne il testo. La canzone si scarica gratis. In compenso una casa discografica ha proposto a Checco un video-cd e le sue serate sono triplicate».
E le sorprese non sono finite qui: «Aspettiamo il grande Vasco Rossi. Anche lui vuole duettare con Zalone».
Ma persino un gesto può trasformarsi in una mania. Basta chiudere la mano e lasciare aperti solo mignolo e pollice: shakerate il tutto e avrete il saluto «più cool» del momento.
L'inventore è stato Ronaldinho, icona pallonara del momento, che prima utilizzava il gesto solo dopo ogni rete realizzata, poi ha deciso di esportarlo oltre il prato verde, utilizzandolo per benedire tifosi, fotografi, giornalisti, compagni e belle donne. Ora in tantissimi anche nel nostro Paese, invece di fare ciao ciao con la manina, si salutano shakerando alla grande.
Nel calderone dei tormentoni finiscono pure le suonerie dei cellulari. Tra i preferiti le voci dei comici e dei telecroniosti sportivi, magari colti in pieno delirio mundial come nel caso di Fabio Caressa di Sky Sport. L’iniziativa è di Zero9, società specializzata in servizi multimediali di intrattenimento per la telefonia mobile. Ma cosa sentiremo al posto dei vecchi squilli o dei più moderni temi polifonici?
«I tormentoni di Caressa e dei comici sono solo il primo passo - spiegano i manager di Zero9 -, presto renderemo disponibili le voci di altri personaggi del mondo dello sport, dello spettacolo e della musica dal grande appeal».
Infine il tormentone del granchio, ovvero la crabsmania. Nata per gioco, grazie ad un blog, un ballo che si ispira al loro divertente modo di muoversi e un travolgente remix di «Le Freak» degli Chic, la passione per i granchi contagia sempre più persone in tutto il mondo. Oltre 400mila accessi sul diario on line creato dal ballerino coreografo che ha ideato i passi della crabdance, migliaia di filmati, animazioni e interpretazioni della crabdance inviati dal popolo del web. Una musica che è già diventato un tormentone, suonato in tutti i locali più «in» del mondo, dalla California alla Costa Azzurra. Questi gli elementi della crabsmania che sbarca ora anche nella vita mondana del Belpaese.
Artefice della scoperta, Francesca Lovatelli Caetani, professione trend setter: «È divertentissimo, nei locali dove sono stata in California e a Miami, quando il dj suonava questo pezzo la gente impazziva, non c’era nessuno che non si lasciava andare, primi tra tutti i personaggi famosi che affollano le feste dei locali come l’Hollywood Palladium o lo Snatch di Miami Beach, ecco perché ho deciso di portare anche in Italia una moda che ha già conquistato il popolo di internet».
«La crabsmania ha la carica giusta per diventare il trend dell’estate – scommette la Lovatelli Caetani -: è nata spontaneamente, diventando in breve tempo un fenomeno transnazionale, ha conquistato le star di Hollywood e si accompagna ad una musica che diventata un tormentone, orecchiabile, divertente e ballabile».
Se son fiori fioriranno. Se son tormentoni tormenteranno. E se son cachi?