Tutti sulle piste da sci, ma è allarme sicurezza

Indagato il padre di un 12enne morto a Cervinia: non aveva il casco

Milano - Appena il tempo di dare il via al cuore della stagione sciistica, e già è allarme per la sicurezza sulle piste. È ancora in coma, in condizioni gravissime all’ospedale San Maurizio di Bolzano, la bambina belga di 9 anni che nella mattinata del giorno di Natale ha perso il controllo degli sci uscendo di pista e andando violentemente a sbattere il viso contro un albero. Il dramma si è consumato sulla pista «Pulpito» a Solda, al cospetto del massiccio dell’Ortles, la montagna più alta dell’Alto Adige. Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri sciatori giunti sul posto, la bimba ha perso il controllo dei suoi sci causa l’elevata velocità, andando a sbattere contro un albero. Si è procurata così gravi lesioni al volto. A nulla è servito il casco che indossava. Soccorsa con un elicottero, la piccola è stata trasportata all’ospedale del capoluogo altoatesino e ricoverata nel reparto di rianimazione. Intanto ad Aosta la procura ha aperto un fascicolo a carico del padre del 12enne di Tel Aviv deceduto lunedì mattina all’ospedale Regina Margherita di Torino in seguito al forte trauma cranico riportato il giorno precedente in un incidente sulle piste da sci di Cervinia, mentre sciava senza casco. Roy era in vacanza a Cervinia con suo padre, Leonard Sternik, neurochirurgo, che sarebbe responsabile del fatto di non aver fatto indossare al figlio il casco, obbligatorio dal 2005 in Italia per chi scia e ha meno di 14 anni, mentre è ancora controversa l’applicazione della norma per chi proviene da altri Paesi.
Venerdì scorso, sulle pendici del Monte Rosa,a Champoluc-Ayas, è morto un altro sciatore; di origine milanese, Enzo Trecchio, di 49 anni, che aveva lasciato la pista battuta per provare una discesa in fuori pista. Forse a causa dell’alta velocità, ha perduto il controllo degli sci finendo contro le rocce che affiorano dalla neve.
«Gli incidenti sugli sci stanno aumentando, anche a fronte di un maggior impegno dei controlli sulle piste per il rispetto delle regole», commenta Giuseppe Volpe, direttore del Centro della polizia di Stato di addestramento alpino di Moena che ogni anno forma il personale destinato ai servizi di sicurezza nelle oltre 50 stazioni sciistiche disseminate tra le Alpi e l’Appennino, fino all’Etna. «La montagna - dice Volpe - non è più una vacanza per pochi. Ogni anno le località turistiche alpine accolgono migliaia di persone, quasi gli abitanti di intere città che si riversano in montagna. È necessaria quindi una maggiore responsabilità dei singoli nel rispettare le basilari norme di sicurezza ma serve anche la consapevolezza dei propri limiti». E secondo un recente sondaggio in Italia sarebbero circa 26mila le persone che ogni anno si fanno male cadendo sulla neve, e gli italiani, rispetto ai turisti stranieri raggiungerebbero il 72,9 per cento, seguiti dagli sportivi che provengono dalla Francia, Svizzera, Germania, Austria, Slovenia e Regno Unito. Gli infortuni riguardano sia le donne sia gli uomini, ed è proprio la caduta accidentale la causa più frequente di disastri.
La legge del 2003 ha dettato regole di comportamento precise, tra cui l’obbligo del casco per gli sciatori con meno di 14 anni, l’obbligo di precedenza di chi viene da destra, e in caso di sorpasso, il divieto di intralciare lo sciatore che si sta superando. Tutto ovviamente condito da una dose di buon senso.