Tutti a tavola, Crema celebra la Tortellata

La città bagnata dal fiume Serio festeggia la sua particolarissima pasta ripiena di amaretti e uvetta

L'odore dell'amaretto vi accoglierà appena parcheggiata l'auto e vi ricorderà che, anche in città, ci si può sentire in vacanza. Fino a domani sera a Crema è tempo di tortello, quello dolce, fatto con uvetta sultanina, cedro, mostaccino, grana grattugiato, marsala e naturalmente amaretti (rigorosamente Gallina, quelli scuri al cacao). La Tortellata cremasca, giunta ormai alla 27ª edizione, è un modo goloso per visitare una città, Crema, che in agosto il caldo predilige, sferrando morsi incessanti alle sue mura fatte di arte e storia. Ma nelle sere d'estate la brezza che soffia sul Serio contribuisce al refrigerio e dà un passaggio al profumo che si diffonde per tutto il centro storico.
Ne son passati di tortelli da quell'afoso ferragosto del 1981, quando un gruppo di amici si inventò la formula della tortellata in piazza: un bel tendone da campo dove allestire la cucina, una precisa divisione dei compiti, da chi scola il tortello, a chi lo condisce, a chi lo serve, tante allegre tavolate di legno e una lunga fila di "affamati" in coda a ogni ora. L'esperimento è diventato un appuntamento imperdibile: i numeri del 2006 fanno venire l'acquolina in bocca: 36,8 quintali di tortelli, 20mila portate servite, incluse altre star della cucina locale come il formaggio Salva con tighe (ovvero peperoni sott'aceto) e, per dessert, la Bertolina o la Spongarda.
In piazza Aldo Moro non si danno appuntamenti solo i cremaschi: per molti di loro la tortellata costituisce la fine o l'inizio delle ferie, ma al tavolo capita di vedere seduti vicini l'anziano rimasto solo che chiacchiera con i fidanzatini ai primi incontri estivi. Per chi venga da fuori è invece un'occasione per trovare posto nel salotto di una città che fa sentire subito a casa, fra amici. Musica fino a notte fonda, bar e gelaterie aperte e al servizio di chi voglia variare o completare il menù, danno un quadro di una serata tipica della Bassa che non stonerebbe in un film di Olmi.
Per chi ha più tempo e non solo fame, la tortellata è un'ottima scusa anche per scoprire la città, con il suo Torrazzo che da il benvenuto da via XX settembre e nasconde allo sguardo la teoria di case di impianto medievale e cinquecentesco che conduce in piazza e al Duomo in stile gotico lombardo. Inconfondibile il marchio padano con la facciata "a vento", più alta delle navate, e i decori in terracotta. La chiesa è anche fra le poche pietre superstiti del capitolo più sanguinoso della storia della città: l'assedio del Barbarossa. Iniziato nel 1159, dopo che il libero comune di Crema si rifiutava di tornare a sottomettersi all'Impero, durò per sei mesi in cui avvennero atrocità inenarrabili: teste di ostaggi decapitati catapultate al di la delle mura per piegare i cremaschi che non esitarono invece a colorare di rosso il fossato fuori le mura, riversandovi il sangue dei prigionieri imperiali detenuti in città. Prigionieri usati come scudi umani e altre efferatezze fecero passare Crema e la sua strenua, pur vana, resistenza alla storia al punto che proprio il Barbarossa, sfibrato dall'impresa, coniò per la datazione dei suoi documenti l'espressione "post destructionem Cremae".
Oggi, per fortuna, la festa del tortello garantisce però tutt'altra atmosfera che durerà fino al 18 agosto in piazza Aldo Moro, dalle 12 alle 14.30 e dalle 19 alle 22. Info 0373.81020, www.prolococrema.it, www.tortellatacremasca.it.