Tutti gli uomini (sbagliati) dei presidenti in libera uscita

Da Mazzone a Zeman, cambi in panchina quasi sempre in perdita. Fa eccezione Papadopulo, ma Zamparini cerca già il sostituto

Filippo Grassia

Meglio chi è stato licenziato di chi è subentrato. Con due eccezioni: Papadopulo e Sonetti. Negli altri casi il valzer della panchine – che in Serie A ha coinvolto finora 7 società, 11 allenatori e 2 padrini, quelli dei tecnici senza patentino – non ha portato miglioramenti. Tutt’altro. Il caso più curioso e umorale riguarda la sostituzione di Donadoni con Mazzone alla guida del Livorno: sotto la guida dell’ex rossonero, licenziato da Spinelli in diretta tv dopo un pari con il Messina firmato da alcune astruse decisioni dell’arbitro Rosetti e dell’assistente Ivaldi, la squadra toscana si era assestata al sesto posto in classifica con 38 punti (media 1,65 a partita) a sole 4 lunghezze dalla Roma. Nei 6 incontri della nuova gestione, affidata al 68enne Mazzone, la situazione è visibilmente peggiorata: ottenuti appena 6 punti, uno a gara; quasi raddoppiato lo svantaggio rispetto agli uomini di Spalletti. Ma ciò che più dovrebbe far riflettere Spinelli, protagonista di un paradossale cambio in corsa, è il minimo vantaggio che adesso il Livorno vanta nei confronti di Chievo e Lazio. Come direbbe Totò, «davvero un bell’affare».
In caduta verticale anche l’Udinese dopo l’esonero di Cosmi (1,08 la sua media): al suo posto la bella coppia formata da Sensini e dal “tutor” Dominissini viaggia a una media da retrocessione sicura (0,40 a partita). A dimostrazione che i mali dei friulani non stanno nel manico. E ancora. Il Treviso non ha cavato un ragno dal buco passando da Rossi a Cavasin a Bortoluzzi. A Empoli Cagni sta facendo rimpiangere il predecessore Somma. Ondivaga la situazione del Lecce dove Baldini, che aveva fatto molto meglio di Gregucci, è stato rimpiazzato dal duo Rizzo-Paleari con risultati pessimi. In altre parole Livorno, Udinese, Treviso, Empoli e Lecce non hanno tratto alcun giovamento da questo folle turn-over che serve però a due scopi: da un lato fa da alibi agli errori delle società, dall’altro toglie parecchi allenatori dalla disoccupazione.
Per fortuna c’è chi ha raddrizzato la classifica cambiando tecnico. È il caso del Cagliari di Cellino, che contende a Zamparini la leadership nella speciale classifica dei mangia allenatori: alla quarta scelta ha fatto centro con Sonetti. Ma che disastri con Tesser, Arrigoni e Ballardini. È migliorata anche la situazione del Palermo dove Papadopulo ha preso il posto di Del Neri con brillanti risultati: 1,57 punti a partita contro 1,18 di chi l’aveva preceduto. Ma se pensate che Zamparini abbia voglia di confermare Papadopulo, vi sbagliate. Il presidente ha già pronta una nuova soluzione che prevede l’arrivo di Novellino e Sartori, quest’ultimo al posto del direttore sportivo Foschi. La gratitudine non è il suo forte. Come dimenticare la separazione consensuale con Guidolin che pure aveva portato i rosanero prima in A e poi in Europa?
In B, se possibile, succede di peggio. La maglia nera spetta all’ex presidente della Triestina Tonellotto, attualmente inquisito dalla magistratura e allontanato dal club, capace di mandare in panchina perfino il diesse De Falco. A Brescia Corioni ha resuscitato Zeman fregandosene del fatto che Maran aveva perso solo 5 partite su 31 e vinto 2 delle ultime 3 gare, entrambe per 3-0. Infine Cazzola ha riaffidato il Bologna a Ulivieri dopo un intermezzo di Mandorlini, durato 17 giornate, «per chiudere il campionato», parole sue. Con la speranza che un’altra new-entry, Cairo, non si faccia prendere dalla voglia di cacciare De Biasi per una serie di acquisti sbagliati nel mercato di riparazione.