Tutti «vedono» il mostro, lui colpisce ancora

La caccia è sempre più serrata. In città l’identikit del bruto è ormai conosciuto, anche nelle scuole rimbalzano i consigli di polizia e carabinieri. Soprattutto i genovesi stanno cercando di aiutare le forze dell’ordine. Eppure il bruto non si ferma, anzi accelera.
Negli ultimi giorni molte persone si sono presentate a polizia e carabinieri. Tutte hanno provato ad aiutare gli inquirenti, qualcuno ha raccontato di aver visto un giovane muoversi in una zona della città piuttosto che in un’altra. Qualcuno ha fatto anche segnalazioni più precise, indicando persino il nome del giovane che, identikit alla mano, poteva assomigliare al mostro. Tutti i suggerimenti sono stati vagliati con la massima attenzione, ogni possibile sospetto è stato seguito nei suoi spostamenti. Ma mentre polizia e carabinieri aspettavano una sua mossa falsa, il bruto tornava in azione, facendo cadere la pista. In molti casi è stato addirittura il Dna a rivelare che la somiglianza all’identikit non portava a conclusioni positive. Perché basterebbe riuscire a individuare il sospetto giusto e le forze dell’ordine non avrebbero dubbi. Le tracce lasciate dal maniaco in qualche palazzo, i frammenti di pelle graffiati dal suo volto dalla terz’ultima vittima, sono serviti a fornire l’identikit più prezioso, quello infallibile, il codice genetico dell’uomo a cui tutta la città dà la caccia.
Manca però il passaggio fondamentale. Occorre che il vero maniaco compia il passo falso che permetterà di catturarlo. Al momento le indagini sembrano confermare una cosa: tutte le aggressioni, almeno le ultime venti, sono opera della stessa persona. Per il modo di agire, ma non solo. Ogni volta che il mostro ha lasciato tracce, queste sono state comparate e hanno mostrato che la «firma» degli agguati è sempre la stessa. La sua è diventata una sfida, quasi paranoica. Addirittura gli inquirenti pensano che le ultime aggressioni possano essere una richiesta di aiuto. Disperato.