«Tutti vittime per Shalit», Israele si ribella allo scambio

diDunque Gilad Shalit tornerà martedì, e lo farà attraverso il Cairo cui verrà consegnato in un gioco opportunistico che riflette il distacco di Hamas dalla sua sede di Damasco ormai in fiamme, e quella del governo militare egiziano nel caos alla ricerca di consenso internazionale. Israele vibra nell’attesa, alla contentezza corrispondono anche indignazione, paura, disperazione: il figlio superstite della famiglia Schijveshuurder, Shvuel (un 27enne che nel 2001 ha avuto il padre, la madre e tre fratelli uccisi con altre 12 persone nella Pizzeria Sbarro di Gerusalemme) che da allora da segni di squilibrio, ha vandalizzato il monumento a Yitzhak Rabin a Tel Aviv. Ron Kerman, padre di Tal, una ragazzina uccisa sull’autobus numero 27 a Haifa nel 2003 ha attaccato Noam Shalit: «Per salvare tuo figlio hai vittimizzato tutta Israele». Si preparano anche manifestazioni organizzate e ci si rivolge al Bagaz, l’Alta Corte, per fermare lo scambio.
Il fatto è che il prezzo è micidiale, e non solo numericamente. Non solo si tratta di 1027 vite contro una. Si tratta di misurare il valore di una vita umana come noi la concepiamo, sull’accettazione del male assoluto. Qui vediamo un’autentica inondazione di tagliagole, di morti viventi, e si sa già per statistica che il cinquanta per cento torneranno a colpire. Fra questi assassini di cui i palestinesi festeggiano il ritorno ci sono: Nasser Batima, responsabile dell’eccidio di 30 persone al Park Hotel di Netanya, 200 feriti; Husam Bodran che ha pianificato l’attacco alla discoteca del Dolphinarium a Tel Aviv nel 2001, qualcuno si ricorderà i corpi straziati di 21 ragazzini. Sempre Bodran è responsabile dell’uccisione dei 14 innocenti che pranzavano ad Haifa nel 2002. Ci sono Yehie Sinwar e Jihad Amur, coinvolti nel rapimento del soldato Wachsman, che lo fecero saltare per aria con una cintura quando un commando cercò di liberarlo. Abd Al Gadi Gnaim che ha buttato giù da un dirupo un autobus di linea fra Gerusalemme e Tel Aviv uccidendo 16 passeggeri. Ci sono molte donne che guidando col velo hanno accompagnato i terroristi suicidi a uccidere centinaia di innocenti.
Ma alla cronista resta particolarmente indigeribile fra (si dice) 27 donne, la liberazione di Mona Jaud Awana che con internet ha attratto dalla cittadina di Ashkelon il sedicenne Ofir Rahum. Si è avventurato fuori del paese per la prima volta in autobus per finire nelle mani dei compagni di Awana, che l’hanno fatto a pezzi in un garage di Ramallah. La cronista ha visitato la sua casa e il suoi genitori. Ora suo padre col cuore a pezzi e la testa confusa tuttavia si congratula con Noam Shalit perché riavrà suo figlio. Nella storia dei molti altri attentati che si srotola davanti agli occhi degli israeliani mentre gli assassini escono, c’è la storia di un piccolo Paese che è pronto a dare per la vita tutto, mentre i suoi nemici sono assassini pronti a tutto per la morte. E lo saranno ancora.