Tutti vogliono il Partito democratico. A parole

Laura Cesaretti

da Roma

C’è Parisi che vuole le primarie. C’è Rutelli che scavalca Fassino (ma i ruoli potrebbero essere invertiti senza cambiare il risultato). C’è Prodi, al governo, che manda videomessaggi (ma la cassetta non funziona e il premier parla come Donald Duck) per invitare a darsi una mossa: stavolta però non è in maniche di camicia, anche se la registrazione sembra effettuata in un ripostiglio di Palazzo Chigi. C’è il leader Ds che propone un «grande» seminario nell’abbazia di Pontignano, che si fece già nel ’95. Ci sono i sindaci che dicono di sbrigarsi. Ci sono Gad Lerner e Flores D’Arcais che impersonano la «società civile» (buona) contro i partiti (cattivi). Lerner attacca Mussi, che non vuole il Partito democratico: «Senza Ulivo non saresti ministro». Fassino attacca Lerner: «Senza Mussi e i tanti come lui il centrosinistra non avrebbe vinto» (sottinteso: e voi non sareste qui a menarcela).
È il grande «remake» dell’Ulivo, come scrive il Riformista. Stavolta il copione va in scena all’Hotel Radisson, in una Roma accaldata e mandata in tilt dai blocchi stradali dei tassisti selvaggi: anche le tante autoblù faticano a raggiungerlo. La base ulivista è stata convocata dall’ala prodiana movimentista. Il capopolo è tal Gregorio Gitti, meglio noto (tra i maligni dei partiti) come «il genero»: ha sposato la figlia del banchiere Bazoli, per cui è un agit-prop prodiano e scrive sui giornali (Corriere in testa, di cui il suocero è co-editore). Parisi, si diceva, propone: primarie in autunno. Già visto? Sì, ma stavolta le vuole sul «manifesto» del Partito democratico. Fassino e Rutelli ignorano l’idea, ma tentarono di ignorarla anche quando si trattava di Prodi, quindi magari si faranno pure queste. «Nelle caserme», propone sarcastico qualcuno, visto che il promotore è ministro della Difesa. Sergio Chiamparino, torinese concreto, dichiara «esaurita la spinta propulsiva del centrosinistra» e chiede l’immediata costituzione di un «comitato promotore» del Pd, senza segretari di partito. Ma poi difende i partiti, perché «senza di loro, questi qui non vanno da nessuna parte», dice riferendosi alla «società civile» ulivista. Veltroni mette il dito nella piaga: «Tutti parliamo di partito democratico, ma non so se parliamo della stessa cosa». E infatti lui lo immagina così: «Non l’area moderata del centrosinistra», ma «un contenitore largo con dentro anche la cultura della radicalità», insomma l’ala sinistra dell’Unione. Rutelli replica gelido: «Benissimo: per chi sottoscrive le idee riformiste, porte aperte». Poi annuncia: la Margherita ha convocato il suo congresso, che partirà in autunno e «nel quale si deciderà di dar via libera al Partito democratico». A Lerner non basta: «Mica ha annunciato che la Margherita si scioglie, però», denuncia. Per Fassino invece è pure troppo. Il congresso ds lo reclama il Correntone, per affossare il Parito democratico, e lui vorrebbe convocarlo il più tardi possibile. «Ci incalza perché se i ds implodono e il Pd nasce a egemonia moderata lui è contento», si sfoga un ds. Dal podio, Fassino si difende con coraggio: «Io non freno, anzi sono molto determinato come dimostrano le mie scelte personali (restare fuori dal governo per fare il Pd, ndr). Ma mi pongo l’obiettivo di partire con più gente possibile», e di non perdere pezzi di Quercia per strada. Alla fine il prodiano Monaco sembra contento: «Da Fassino e Rutelli risposte incoraggianti». Se lo dice lui.