Tutti zitti, Arshavin non c’è più

Neanche il Tottenham è più sicuro. Costa troppo. Rilancio e dopo il rilancio forse la speranza che non se ne faccia niente. La favola di Andrei Arshavin è finita in un mese e mezzo. Alba, mezzogiorno e tramonto, veloci come è veloce lui: la parabola del genio non c’è più, finita quando qualcuno s’aspettava ancora l’inizio. S’è ritirato il Barcellona, ammesso che l’abbia cercato davvero. S’è ritirata l’Inter, ammesso che sia mai entrata in competizione. E il Chelsea? Certo, doveva prenderlo Abramovich, sicuro. Russo, forte, nuovo, tecnico. Roman doveva già avere il cartellino in mano: che vuoi che siano tredici milioni per lui?
Resta il Tottenham, che vuole stringere ma forse no, perché sarà pure un affare, ma adesso che non c’è più la presunta fila per comprare Andrei, forse si può provare a chiedere lo sconto. Il genietto, l’hanno chiamato. La fame di Est ha annebbiato la vista: due partite buone hanno trasformato un anonimo in un campione, anzi nel campione più forte d’Europa. Pareva ci fosse lui e lui. Stop. Indice sulla bocca: tutti zitti, come faceva lui dopo un gol.
Tutti zitti, adesso. I cantori del nuovo talento sono spariti, sbriciolati con la stessa rapidità con cui è crollata la sovrastruttura che hanno costruito sulle qualità di Andrei. Dove sono quelli che hanno detto, scritto e raccontato una meteora come se fosse una supernova? Sono spariti. Arshavin gioca a San Pietroburgo, il campionato è cominciato, non si annunciano grandi performance. È tutto come prima: bravo, come sono bravi in tanti. Tecnico, come sono tecnici in tanti. L’arte è un’altra cosa. Hiddink può spacciarlo come vuole, però adesso che è passata la sbornia si possono fare due conti. Ora sappiamo che è nervoso, irascibile, sbruffone. Sappiamo che due stagioni fa ha preso 10 ammonizioni in 28 partite, più di Materazzi, più di Pasquale Bruno. Sì, vabbè, all’Europeo c’hanno raccontato che il carattere è la sua forza: «Andrei non ha paura di niente e di nessuno, anche se è piccoletto. Dopo aver segnato all'Olympique Marsiglia, in coppa Uefa, ha zittito il Velodrome mettendosi l'indice sulla bocca e lo stesso ha fatto nel Sankt Jakob tutto colorato di arancione per l’Olanda». E il resto? Eccolo qua, adesso: con la Nazionale ha preso una squalifica di due giornate pre Europeo per una reazione contro un giocatore di Andorra. In Russia, poi, è detestato da mezzo Paese. Un quotidiano, dopo le convocazioni, scrisse: «Assurdo convocare uno che per due partite sarà fermo». Arshavin ha giocato e l’Europa s’è convinta d’aver trovato un fenomeno che nessuno aveva mai visto per 27 anni. Possibile? La fame di personaggi ha fatto credere a tutti di sì, il mercato ha fatto finta di impazzire. Macché. Tutto normale, tutto come prima. Arshavin resta allo Zenit, se ce la fa arriva in Inghilterra al Tottenham, cioè in una buona squadra, ma non al vertice. Barcellona, Inter e Chelsea se ne devono fare una ragione. Se la faranno.