Tutto il calcio in un computer. Il tifoso che dà i numeri ai Mister

Vende dati e statistiche su 190 campionati nel mondo. I suoi clienti? Da Ranieri ad Ancelotti

nostro inviato a Chiavari (Genova)

Il «cervello» del calcio mondiale vive e lavora a Chiavari. Dal terrazzo del suo ufficio, all'ultimo piano di un vecchio palazzo che domina i caruggi della cittadina, la vista spazia dal Mar Ligure alle prime colline. In uno stanzone poco lontano un muro di terminali elabora in un secondo milioni di dati e di immagini, mentre negli uffici tutt'intorno un centinaio di persone, molte con l'aria del perfetto nerd, sono sedute di fronte ai computer.

Lui si chiama Matteo Campodonico, ha 40 anni, ed è riuscito a fare quello che tutti sognano: trasformare l'amore per il pallone in un business internazionale in cui si mescolano fatturati e alta tecnologia. Dodici anni fa ha fondato Wyscout, la sua società, praticamente in un sottoscala. Oggi un migliaio di squadre professionistiche, in pratica tutte quelle che contano, dal Real Madrid al Leicester, sono sue clienti. Insieme a una cinquantina di federazioni nazionali e a 1.000 procuratori.

Campodonico vende informazioni e video sul calcio. Anzi, ogni tipo di informazione e video sul calcio. Se volete sapere quanti dribbling fa in una partita un qualsiasi giocatore della Serie B argentina o di un campionato regionale brasiliano, se volete vedere i match che ha giocato negli ultimi anni, le sue azioni analizzate fotogramma per fotogramma, le aree del campo in cui si muove di preferenza, le statistiche più minute sulla sua attività, dovete rivolgervi a Wyscout. Nei computer della società ligure sono immagazzinati i dati e le immagini di qualche cosa come 400mila giocatori di 190 campionati diversi. In Italia si arriva fino alla Serie D, ma volendo ci si può tuffare nelle delizie della massima lega lituana, o di quella dell'Uzbekistan o, più esotica ancora, di quella vietnamita. Ogni settimana la memoria di Wyscout si arricchisce con le immagini di altre 1.500 match. «E le assicuro che non ci fermiamo», spiega Campodonico. «Adesso per esempio stiamo dedicando più attenzione al settore giovanile. Per l'attività di scouting delle squadre professionistiche può fare la differenza».

La storia di Wyscout è del suo fondatore inizia sui campi dove si sfidano i dilettanti del Tigullio. «Giocavo centrocampista e avevo un Mister che prima degli allenamenti ci faceva vedere in videocassetta le partite del Milan di Sacchi. L'idea mi è venuta da lì. Ho iniziato a registrare i match delle squadre della zona e a scomporre le diverse fasi di gioco a scopo didattico». La prima squadra a firmare un contratto è il Rapallo. Ma per Campodonico è ancora un hobby: dopo la laurea in economia lavora in una azienda della vecchia Finmeccanica e poi in una banca. Il suo mestiere è analizzare i business plan di chi vuole avviare un'attività. «A forza di esaminare i progetti degli altri ho incominciato a pensarne uno mio». Insieme a quelli che ancora oggi sono suoi soci, Simone Falzetti e Pier Saltamacchia, cerca lo spiraglio giusto. «Il problema era che non conoscevamo nessuno, non avevamo il minimo contatto. Un giorno Simone è andato al campo del Genoa e alla fine dell'allenamento è uscito l'allenatore, che allora era Serse Cosmi. Simone gli ha dato una lettera in cui spiegava quello che facevamo. Il bello è che Cosmi in un primo tempo non ha capito e ha firmato la busta credendo che fosse la richiesta di un autografo. Il giorno dopo, però, il Genoa ci ha chiamato e abbiamo iniziato a lavorare per loro».

Dopo il Genoa è la volta della Sampdoria. Cosmi diventa allenatore dell'Udinese e anche la squadra friulana diventa cliente di Wyscout. Ma per sopravvivere ancora non basta. «Ho deciso di andare a Milano, all'albergo dove si stava svolgendo il calcio-mercato. Non avevo il badge e non mi hanno fatto nemmeno entrare, ma mi sono piazzato all'uscita e fermavo quelli che passavano. Nessuno mi dava retta». Nessuno salvo un procuratore incuriosito dal'insistenza del giovane. «Lavorava per un'agenzia inglese con molti contatti. Ci ha proposto di andare a Londra a conoscere i suoi partner. Così abbiamo trovato i nostri primi clienti internazionali: il Wigan, inglese, e una squadra libica, l'Asteras».

Nel frattempo Campodonico conosce Antonio Gozzi, numero uno della Duferco e presidente di Federacciai, anche lui di Chiavari. «Aveva appena comprato l'Entella che allora giocava nel campionato di Eccellenza e che è riuscito a portare in serie B». Gozzi crede nel progetto e lo finanzia con 250mila euro, oggi è l'altro azionista di peso della società. Da questo momento in poi la crescita è continua. «Fino a qualche anno fa lo scouting nel calcio professionistico era all'età della pietra. Gli uffici dei direttori sportivi erano stracolmi di dvd. Ma soprattutto, se una squadra voleva comprare un giocatore doveva procurarsi i filmati delle sue partite e spesso l'unico ad averli era il procuratore, che sceglieva di far vedere quello che voleva. Oggi basta un Ipad per collegarsi al nostro sito, lì c'è tutto».

Wyscout stringe accordi in ogni Paese per la registrazione dei match e ha due sedi, una a Dakar, in Senegal e l'altra a Sofia in Bulgaria, dove lavorano 200 persone («sono le nostre fabbriche», spiega sorridendo Campodonico) e dove i video vengono lavorati praticamente in tempo reale: ogni singola fase di gioco viene contrassegnata con un tag in modo da poter essere categorizzata.

La società ha un'altra sede a Londra, la prossima aprirà a Shanghai. E anche grazie alle potenzialità del mercato cinese i progetti prevedono di passare in poco tempo dagli attuali 7 a 25/30 milioni di giro d'affari. «Il calcio si sta sempre più professionalizzando. E noi ne approfittiamo», dice Campodonico. Che non ha perso la vecchia passione. Dopo una settimana di un lavoro che è una continua «full immersion» calcistica, nel week end fa esattamente quello che faceva a 18 anni: corre a Marassi a fare il tifo per il Genoa.