Ma prima di tutto devono dirci che cosa cambierà

Quando ci si chiede «come possiamo divenire protagonisti nel disegno della nuova Milano» o «cosa siamo disposti a fare per la nostra città», significa assumersi delle responsabilità precise da ambedue le parti, vale a dire da un lato l'Amministrazione e dall'altro il cittadino. Con la presentazione del Piano di Governo del Territorio, l'Amministrazione mostra la volontà di ottenere sul proprio operato e sui suoi progetti il benestare, o per lo meno il consenso, del cittadino, e allora ipotizziamo in quale modo il cittadino può essere coinvolto. Partecipando a riunioni nello stadio di San Siro, o nelle più modeste superfici dei Consigli di Zona? Partecipando a convocazioni in date e luoghi prefissati? Comunicati come? E a quanti?
Crediamo che il cittadino debba essere coinvolto sul Piano in una maniera facile e comprensibile per tutti, e questo lo diciamo anche facendo riferimento alla necessità di oggi di ritrovare con la classe politica e amministrativa un serio rapporto, e questa potrebbe essere un'occasione efficace se effettuata come si deve. Quando vogliamo comunicare con «tutti» non significa certo usare un sito internet, perché allora otteniamo risposte da una minoranza giovane e culturalmente avanzata, né recarsi in Galleria a consegnare un progetto personale. Crediamo che la soluzione ideale non esista, ma quella più efficace potrebbe essere quella di comunicare, zona per zona, cosa accade al cittadino che la abita. Cosa cambierà, che grattacielo troverà davanti alla sua finestra, come migliorerà l'asilo nido, a che distanza sarà la fermata della prossima metropolitana e così via. Non chiediamo quanto costerà il tutto per il cittadino, perché sarebbe troppo, ma già questa prima parte sarebbe molto innovativa. Un poco come si ricevono le bollette della luce, del gas, del telefono. In calce a questa comunicazione illustrativa potrebbe esserci lo spazio per una risposta, una protesta, un’idea.