Tutto il dramma del papà invisibile per amore di Elisa

Mai in tv, non è andato nemmeno al funerale. Ora spiega perché: "Volevo farmi giustizia da solo"

C’è un padre a Potenza che ama la figlia. Si chiama Antonio. È il papà di Elisa Claps.
Lui l’altroieri non era presente al verdetto di condanna contro l’assassino della figlia sedicenne; e non era presente neppure al funerale di Elisa, atteso per interminabili 18 anni. Due «assenze» che sono però la riprova dell’amore di Antonio verso la sua bambina. Un amore atavico, nutrito di senso dell’onore, di lacrime versate in silenzio. Per questo papà conta infatti solo una cosa: la sua piccola non c’è più, e non c’è sentenza che possa restituirgliela.
Quando quella maledetta domenica del 12 settembre 1993 Elisa sparì, nelle menti di mamma Filomena e papà Antonio prese subito forma l’ombra di Danilo Restivo. Ma le loro reazioni furono opposte. Filomena disse: «Aspettiamo»; Antonio disse: «Andiamo a prendere Restivo». Prevalse Filomena. E quell’«attesa» si prolungò per 17 anni. Finché il 17 marzo 2010 il cadavere si Elisa fu ritrovato nel sottotetto della Santissima Trinità, proprio dove Danilo aveva incontrato la studentessa per l’ultima volta. Era la prova che papà Antonio aveva capito tutto e che il primo istinto di «andare a prendere Restivo» era giusto.
Anche dopo questo snodo fondamentale del «giallo Claps» i genitori di Elisa hanno reazioni opposte: Filomena e il figlio Gildo riprendono, con ancora più energia del passato, la loro coraggiosa battaglia per dare «verità e giustizia» a Elisa; Antonio si chiude in se stesso e ai cronisti risponde: «Questo è un Paese di pagliacci. Se avessero lasciato fare a me, 17 anni fa, la giustizia sarebbe arrivata eccome. Le cose andavano fatte allora, non oggi. Invece tutto ha preso un’altra strada. E adesso la verità non conta più. Che m’interessa? Lei, Elisa, qua oggi non c’è». Frasi amare, che risalgono a un anno fa, e che la moglie ha smentito.
Ma oggi, all’indomani dei 30 anni inflitti a Restivo, il signor Antonio non ha cambiato granché opinione: «Elisa non la riavrò mai. Processi, tv e giornali non mi interessano. Vi prego solo di lasciarmi in pace con il mio dolore». E il suo amore, quello intramontabile per Elisa.
Antonio è ormai ottantenne, è stanco, deluso, esce raramente di casa, gli sguardi e le domande della gente gli danno fastidio. Proprio a lui, che dell’affabilità col prossimo aveva fatto la sua cifra caratteriale. Tempi belli e sereni quelli durante i quali Antonio gestiva una tabaccheria nel rione Montereale di Potenza. Un microscopico negozietto dove non poteva entrare più di una persona alla volta.
Per tanti anni in quella tabaccheria-bonsai, di fianco alla salumeria «Vittoria» e al fruttivendolo «Peppino», a vendere sigarette era stato il nonno di Elisa, un signore basso con il cappello sempre in testa e con la battuta sempre pronta. Poi subentrò il signor Antonio che i bambini del quartiere chiamavano «zio» per i suoi modi gentili e il sorriso disponibile. Era un bell’uomo Antonio, con occhi celesti, lo stesso colore degli occhi di Gildo, il primogenito; mentre Elisa, gli occhi scusi come olive nere, li aveva presi dalla mamma. Per decenni la tabaccheria Claps è stata per i piccoli del rione Montereale il distributore ufficiale di caramelle e figurine Panini. A volte capitava di trovare dietro il bancone la signora Filomena, che - piccola com’era - si muoveva senza difficoltà in uno spazio tanto ristretto. Scena indimenticabile: Filomena che, per entrare e uscire dalla sua postazione, alza parte dell’asse del bancone, apre una specie di sportello di legno e si intrufola veloce. Tante volte a dare il cambio a papà Antonio e mamma Filomena, arrivava pure Gildo che, con la sua faccia da bravo ragazzo, era particolarmente ben visto dalle mamme. Ma il vero dominus della tabaccheria rimaneva il signor Antonio, anche quando la tabaccheria si trasferì in un container a pochi metri. Il calendario segnava i primi anni ’90. Come sempre in casa Claps, abbracci, baci, auguri. Una famiglia perbene, una famiglia felice.
Poi Elisa - la brava figlia che ogni genitore vorrebbe - la mattina del 12 settembre 1993 fu uccisa. Dopo aver ascoltato la messa. Il modo migliore per raggiungere, in cielo, gli altri angeli.