Tutto esaurito a Sharm: la paura non abita qui

Acquisto di villette moltiplicato, pienone nei villaggi, nessuna disdetta. Le stragi non fermano i nostri turisti: «Perché ormai che tu sia a New York o qui rischi dappertutto»

nostro inviato a Sharm El Sheikh
«Aiò patagaia», tubano i due «gabbiani» sul fondo del palcoscenico, in un sardo potenziale, flettendo a tempo le ginocchia. «Dududududuuu» fa il ciccione che incrocia da destra a sinistra, la mano a pinna sulla testa, in una improbabile imitazione del pescecane che insegue la signora di Mantova che tutta un fremito, il baricentro spostato in avanti, grida «Aiutoooo». «Chisto è 'o mare, chisto è 'o pesce: uè, uè, uè...», martella uno dei ragazzi di Daniele Bardani, 32 anni, di Terni, capo degli animatori all'Eden Village di Sharm. Arturo Rosi e Roberto Brida, uno di Rossano Calabro, l'altro della Val di Non, tirano fuori il meglio del loro repertorio per tenere su di giri i turisti assiepati sui gradoni dell'anfiteatro. Non saranno certo le bombe di Dahab - come non lo furono quelle di Sharm del luglio 2005 - a fermare l'immensa ruota dentata dello spettacolo partito alla grande già alla fine di febbraio. Sorridere, far finta di niente, tenere allegri i bambini e le loro mamme. Questa è la consegna impartita anche a Marilena e a Francesca, anime del miniclub all'hotel Amphoras. Però l'effetto, il giorno dopo quest'altro beffardo inchino da parte dei martiri di Allah, è quello di un uppercut, di un cazzotto d'incontro che ti arriva sul naso quando meno te lo aspetti.
La Pasqua è dietro l'angolo, ma tira di nuovo aria di Quaresima tra le sabbie dorate e la barriera corallina di questo immenso luna park strappato una quindicina d'anni fa alle montagne rocciose del Sinai. Pare finita per sempre - scrivevamo l'estate scorsa, dopo la strage al Ghazala Gardens e al bazar di Sharm vecchia - l'epoca d'oro in cui in giro vedevi le facce di Alba Parietti e di Carlo Ancelotti, di Diego Della Valle e di Laura Pausini, di presentatori dalle alterne fortune e di imprenditori marchigiani con comodo di villa al Coral Bay, il villaggio inventato dal niente negli anni Novanta dall'immaginifico Ernesto Preatoni. Ma anche quella era solo un'impressione. «La paura è durata una manciata di mesi - dice Marika Porta, responsabile dell'ufficio stampa e delle relazioni esterne del gruppo Domina, proprietaria del Coral Bay -. In casa, in questo momento, abbiamo 3976 ospiti. Siamo al completo. E così sarà fino al 14 maggio. La verità è che la gente in un certo senso si è assuefatta. Il kamikaze, se proprio deve succedere, lo puoi incontrare a Madrid o nella metropolitana di Londra. Qui, per paradossale che possa sembrare, la sicurezza è forse più garantita che altrove. Il villaggio è come una città chiusa, protetta da un servizio di vigilanza super efficiente. Entrare, per uno che non ha le credenziali in regola, è affare piuttosto complesso». Questo sembra pensare anche Pietro Mennea, che si sta facendo la villa al Coral e intanto si tiene in forma correndo tra gli oleandri e le plumerie in piena fioritura che orlano le stradine del villaggio. L'hawa, il vento impetuoso che arriva da nord, ha portato fin qui solo una pallida eco della strage di Dahab. Come se Dahab fosse su un altro pianeta, e non a soli 90 chilometri da qui. Pieni di sub e di snorkelisti (pinne e occhiali a pelo d'acqua) i barconi che al mattino partono dalla baia di Sharm El Moya diretti a Ras Mohammed, e sulle fiancate ostentano i nomi di Italy, New Italy, Moscow e Bassma Milano. E niente più posti, fino al prossimo week-end, nelle carovane di quad, le moto a quattro ruote che portano i turisti fra le tende dei beduini.
«Stavolta è diverso - conferma Christian Calusa, 29 anni, di Monfalcone -. Ci sarà un po' di disorientamento, non dico di no. Ma alla fine anche questo trauma sarà superato. L'anno scorso avevamo avuto un sacco di disdette. Stavolta, neanche una. E oggi ho venduto due appartamenti...».
A Sharm Christian arrivò 10 anni fa, finito il liceo, per fare l'istruttore di diving. Non se ne è più andato. Nel frattempo, oltre al suo Sea Soul, uno dei più affermati centri subacquei della costa, ha diversificato: è partito dal cotone, e insieme con Roberto Dalmasso, 55 anni, di Torino, è approdato al mattone. «Quarantamila euro per un appartamento di 50 metri quadri, come pezzatura minima. L'anno scorso, in quattro mesi, abbiamo venduto 14 appartamenti. Ora abbiamo acquistato un lotto di seimila metri, su un pianoro con vista su Naama Bay, e costruiremo 6 palazzine da 17 appartamenti ciascuna, con piscina, aree a verde, servizio di sorveglianza. Vendiamo a 52mila euro appartamenti di 55 metri quadrati più sette di balcone, e la richiesta è sempre altissima. Due delle sei palazzine le abbiamo già vendute sulla carta, prima ancora di cominciare gli scavi. Il motivo è semplice. Chi investe a Sharm, e ha l'accortezza di affittare agli egiziani e agli italiani che lavorano qui, può puntare su un reddito netto annuo dell'8-9 per cento. Certo, senza Al Qaida si vivrebbe meglio. Ma questo se lo dicono anche a New York. O sbaglio?».
Peccato, però. Il 31 gennaio 2005, quando il vecchio governatore del Sinai Mustafa Afifi (che si era messo in urto con i potenti clan beduini che controllano ogni sorta di traffico nella penisola) era stato licenziato dal presidente Mubarak, tutti pensavano di avere voltato pagina. Ora, con la pace tra i clan, pensavano tutti, la ruota del luna park tornerà a girare senza scosse. Qualche sussulto, ogni tanto, non basterà a fermarla, inshallah, si dicono ora gli imprenditori italiani che hanno fatto piccole e grandi fortune quaggiù. E senza farsi vedere, incrociano le dita dietro la schiena.