Tutto con Gheddafi ma gli abbracci no

L e intese sono sempre gradite. «Volemose bene» è da molto tempo la parola d'ordine della politica italiana. Accogliamo dunque con doveroso giubilo l'annuncio della prossima conclusione d'un accordo definitivo tra la Libia e l'Italia. Il «definitivo» si riferisce al contenzioso coloniale che il colonnello Gheddafi ha sempre tenuto aperto, e che ha sistematicamente risfoderato quando gli faceva comodo. Nessuno vuol negare, ci mancherebbe, le nequizie del colonialismo italiano, come di tutti i colonialismi. Ma si tratta di avvenimenti remoti, che rimangono storicamente rimarchevoli e moralmente deplorevoli. Ma dopo le immani stragi, con centinaia di migliaia di morti, che hanno segnato negli ultimi decenni l'Africa liberata, e che devono essere addebitate in toto a regimi dispotici, corrotti e crudeli, la datata querelle sulle efferatezze del colonialismo può essere un po' ridimensionata.
Gheddafi invece non demorde, e l'Italia negozia. In vista, appunto, d'un accordo definitivo al quale Roma e Tripoli vorrebbero dare il nome pomposo di «Patto d'amicizia». Questo mi sembra troppo. Ce lo risparmino. Gli interlocutori internazionali spesso non siamo in grado di sceglierli, gli amici sì. E potendo scegliere, Gheddafi è l'ultimo a cui pensare. Non possiamo ignorarlo, ci sta di fronte. Il suo scatolone di sabbia - così veniva qualificato - è invece gonfio di petrolio. Inoltre il colonnello ha attuato in politica estera una conversione che l'ha molto avvicinato all'Occidente (conversione agevolata da un ammonitore bombardamento Usa). Adesso la Libia non è più catalogata tra gli Stati canaglia, Gheddafi ha accesso al salotto buono delle democrazie.
Se è per discutere d'affari che entri pure, la realpolitik ha le sue esigenze. Ormai Gheddafi - cito una battuta celebre - rimane «un figlio di puttana» ma è «uno dei nostri figli di puttana». Senza esagerare, tuttavia. Questo satrapo arrogante, che consente gli imbarchi di clandestini dalle sue coste per tenere sotto pressione l'Italia, si considera intoccabile. Ma pretende lo siano anche i suoi figli. Uno dei quali, per i suoi comportamenti da teppistello, è stato brevemente arrestato dalla polizia svizzera. Il colonnello - che non sa immaginare una giustizia indipendente e uguale per tutti e che ha tenuto in carcere delle povere infermiere bulgare per un'accusa falsa - era pronto a rappresaglie estreme contro la Confederazione, dopo l'oltraggio subito.
Gli abbracci con il colonnello no. Il petrolio è molto, ma anche la decenza e la dignità contano qualcosa.