Tutto già visto tra Russell e Denzel

Crowe e Washington in lotta nel ripetitivo «American Gangster» di Ridley Scott

Investire centinaia di milioni di dollari in American Gangster di Ridley Scott ha già avuto il suo tornaconto, ma artisticamente il film denota una carenza d'idee impressionante perché associata al nome di un regista che - con I duellanti, Alien e Blade Runner - realizzò il miglior cinema di trent'anni fa, all'incirca l'epoca nella quale si conclude la vicenda di American Gangster, inaugurata dai traffici di eroina dal Vietnam e dalla Cambogia che la guerra favoriva. La sceneggiatura di Steven Zaillian condensa più film in uno, estenuante e ripetitivo. American Gangster mescola infatti quadretti familiar-patriarcali in stile Padrino a solitudini poliziesche in stile Black Rain (dello stesso Scott).
I ruoli maggiori sono non a caso dei protagonisti di Los Angeles Confidential e Malcolm X. Dieci anni dopo il suo film migliore, Russell Crowe porta mollemente in giro l'adipe del nordico, ma - stellina di David al collo e pistola nella fondina - dovrebbe sembrare un rude poliziotto, il realmente esistito Richie (non Rocky) Roberts, un Serpico ebreo. Immedesimatosi in Malcolm X, Denzel Washington pare credere che il riscatto dei diseredati degli Stati Uniti - cinematograficamente - sia affar suo. Ce la mette tutta nel fare di un assassino-spacciatore (il realmente esistito Frank Lucas) un filantropo-globalizzatore, un imprenditore che persegue il sogno americano come può, pronto a tornare agli affari leciti se gli illeciti declinano. Il tutto con la compunzione del perseguitato, che ha cercato un posto al sole anche per la moglie (Carla Gugino), una vera casalinga che, quando in salotto si spara fra amici, aiuta il marito a smacchiare il tappeto. Dal sangue.

AMERICAN GANGSTER di Ridley Scott (Usa, 2007), con Russell Crowe, Denzel Washington. 157 minuti