Tutto incominciò con Rava e l’azzurro diventò «rosso»

Lo juventino è stato il primo espulso della nazionale, 70 anni fa, proprio con gli Usa in Germania. L’era Valcareggi senza macchia. Gli scandali Aston e Moreno

Elia Pagnoni

Dagli Stati Uniti agli Stati Uniti, da Piero Rava a Daniele De Rossi. L’Italia dei cattivi incomincia e finisce (per ora) con la stessa partita e nella stessa terra: al Post Stadion di Berlino nel 1936, al Fritz Walter di Kaiserslautern 70 anni dopo. Allora erano le Olimpiadi, oggi i Mondiali, sempre in Germania. In mezzo altre 29 espulsioni di azzurri, sparse per i campi di tutto il mondo.
Si comincia con Piero Rava, dunque, l’unico italiano campione del mondo degli anni Trenta, ancora in vita: tocca a lui ai Giochi del Trentasei aprire la serie degli espulsi in maglia azzurra: al 53’ di Italia-Usa, ottavi di finale delle Olimpiadi che poi avremmo conquistato, il terzino della Juve entra duro su Gajda e il signor Weingartner lo manda negli spogliatoi. È la prima volta che accade ad un azzurro dopo 124 partite senza macchia della nazionale. E l’espulsione in maglia azzurra, a quei tempi, era quasi un’onta. Oltre che una rarità: basti pensare che prima della seconda guerra mondiale è successo una sola volta e che per ritrovare un azzurro cacciato dal campo bisognerà aspettare altri 21 anni: protagonista Beppe Chiappella in Irlanda del Nord, in un’amichevole organizzata al posto della prevista gara di qualificazione ai mondiali, perché non si era presentato l’arbitro. Un mese dopo si gioca la partita vera e anche questa volta ci scappa l’espulso: Alcide Ghiggia finisce negli spogliatoi al 68’, l’Italia perde 2-1 e salta il mondiale svedese.
Trentuno in tutto, dunque, le espulsioni azzurre. Ma qualcuna più famosa o addirittura più dolorosa delle altre. Come quelle ai mondiali del Cile contro i padroni di casa, quando il famigerato arbitro inglese Aston si inventa subito quella di Ferrini per favorire i padroni di casa e completa l’opera cacciando David, mentre i cileni pensano a far fuori Maschio rompendogli il setto nasale con un cazzotto che passa inosservato. L’arbitro polacco Banasiuk vede invece benissimo quello assestato nel ’63 da Ezio Pascutti al terzino sovietico Dubinski: il bolognese viene cacciato dopo soli 23’ e l’Italia (0-2 a Mosca) è eliminata dagli europei.
Un solo espulso durante la lunga gestione di Vittorio Pozzo, ma addirittura nessuno nel decennio di Ferruccio Valcareggi. Da Leoncini espulso nel ’66 (era Fabbri) si passa infatti al ’76 (gestione Bernardini-Bearzot) prima di trovare un cartellino rosso, introdotto nel frattempo: accade a New Haven, torneo del Bicentenario degli Stati Uniti (rieccoci), l’uruguayano (come l’arbitro di sabato) Barreto manda negli spogliatoi Bettega e Causio e il Brasile ci travolge 4-1.
Altre due espulsioni in coppia arrivano nell’80, addirittura in Lussemburgo nelle qualificazioni europee (Causio e Antognoni, gli unici due azzurri ad essere stati espulsi due volte), e nell’81 al Mundialito in Uruguay (Cabrini e Tardelli). Due espulsioni, ma in due diverse partite, ai mondiali del ’94: la prima tocca a Pagliuca con la Norvegia (quando Sacchi inserisce Marchegiani al posto di Baggio che gli dà del matto), la seconda a Zola contro la Nigeria per un fallo misterioso visto solo dal messicano Brizio Carter. L’Italia in dieci riesce però a vincere nei supplementari e vola verso la finale.
Le espulsioni più curiose? Le nove rimediate in amichevole (da Chiappella a Blasi) oltre a quella di Franco Baresi addirittura contro Malta in una sofferta vittoria per 2-1 sull’isola nelle qualificazioni mondiali di Usa ’94. Quella più difficile da dimenticare? L’espulsione di Totti quattro anni fa contro la Corea del Sud, firmata Moreno.