Tutto il mondo femminile in una Conchiglia

«Tre donne e la conchiglia», lo spettacolo in scena al Teatro Arsenale sino all'8 marzo, è in realtà una doppia pièce che affronta il medesimo argomento con sfumature specularmente opposte. «La conchiglia» evocata nel titolo - e peraltro suggestivamente rappresentata nei dipinti di Marika Cosenza e Maria Guarnieri che fungono da scenografia - è il simbolo della condizione femminile, attorno a cui ruotano le drammaturgie scritte e interpretate da tre giovani attrici. Si inizia con «Angiolina la mula», un monologo di Rossella Raimondi in cui una donna di origini contadine, a suo tempo bella e florida, racconta la storia del suo progressivo asservimento a un marito borghese, presuntuoso e insignificante, che sostanzialmente la disprezza ma che sembra non poter fare a meno di lei. La vita di Angiolina è una sequenza di umiliazioni, in cui nulla o quasi le viene risparmiato: nemmeno la sorpresa di avere una figlia anoressica, nei confronti della quale si sente in colpa anche se non ha ben capito da quale malattia sia afflitta. Il marito, emblema di una mascolinità sostanzialmente debole e pretenziosa, è comunque il vero protagonista negativo della storia, nei cui confronti Angiolina medita una vendetta risolutiva. Rossella Raimondi è straordinariamente brava nel rendere gli umori, la vitalità ringhiante anche se ormai appassita, la religiosità intrisa di devozionalismo e magia di una contadina settantenne che non ha mai superato il trauma dell'inurbamento: il suo linguaggio impregnato di dialetto mantovano e la sua vocalità calda e fluttuante ci consegnano un ritratto vivido, grottesco e a tratti commovente di una donna che ha deciso di misurarsi fino in fondo con il suo destino. Si cambia completamente registro con «Pièce per una conchiglia», la drammaturgia interpretata da Giulia Buvoli e Vanessa Korn. Entrambe allieve della scuola di teatro dell'Arsenale, le due attrici ventenni giocano sul filo di un'ironia in cui si mescolano la totale assenza di inibizione, il ricordo divertito e affettuoso delle loro nonne, il senso di intesa e complicità spontanea che accomuna sempre due donne, ma che forse diventa ancora più intenso quando sono sul palcoscenico. Leggera, dinamica e a suo modo giovanilista, o perlomeno felicemente condizionata dall'appartenenza generazionale delle due interpreti, la pièce si pone agli antipodi del monologo della Raimondi, che per forza di cose è statico e non proprio lieve.
Entrambi le drammaturgie sono però efficacemente accomunate dal riferimento alla conchiglia, intesa come il simbolo più sottile, più raffinato, più evocativo della femminilità. Anche quando la «mula» assume i connotati più tragici, o la Buvoli e la Korn si addentrano con ponderato candore nei meandri dell'anatomia «vulvare» (arguto neologismo coniato dalle stesse attrici), il tono dello spettacolo non scade mai nella retorica o nel sensazionalismo, ma si mantiene sempre in una condizione di autentica grazia.
«Tre donne e la conchiglia»
Teatro Arsenale
Via Cesare Correnti 11
Fino all’8 marzo