«Tutto è a norma, peccato per gli orari»

Bisogna salire per via di Pino per raggiungere il cimitero Pino Soprano, nelle alture di Molassana. Tra il verde ancora incontaminato del monte, spunta discreto il campo santo che già dall'ingresso lascia intendere il buono stato di manutenzione in cui versa. Ristrutturato da poco - il muro perimetrale è il segno tangibile -, Pino Soprano, soddisfa gran parte di amici e parenti dei defunti. Ci sono le scale scorrevoli (rigorosamente a norma) per portare i fiori nei loculi in alto, c'è la fontanella ben posizionata, i tombini che non si intasano, l'erba tagliata, i cestini della spazzatura liberi (segno che qualcuno li svuota), e anche uno spazio decoroso dove appoggiare le salme prima di essere posizionate nei colombari (loculi) o negli ossari. C'è inoltre un parcheggio all'ingresso e la strada che porta davanti al cancello, è asfaltata. Insomma, la cura sembra regnare sovrana in questo camposanto strutturato in tre campi comuni, un campo trentennale, una cappella di famiglia e centinaia di ossari e colombari.
«Non ci sono particolari cose da denunciare. I rischi che si corrono quando i cimiteri sono piccoli, sono l'incuria e la poca manutenzione - chiariscono alcuni anziani della zona -. Fortunatamente non è il nostro caso. Pur essendo lontani dalla città, il cimitero è ben servito anche dai mezzi pubblici, passa il 481 che porta a Molassana. Ci si può arrivare anche in macchina, la strada arriva dritta davanti al cancello. Il problema forse è per chi arriva a piedi. È tutta salita». Ma poi alla fine si scopre che i residenti qualche appunto lo vogliono proprio fare. Soprattutto quando si parla dell'apertura del campo santo. Sono infatti scomodi, anzi scomodissimi gli orari che il Comune ha deciso per loro. Il cimitero resta aperto soltanto il giovedì dalle 7.30 alle 16, e la domenica dalle 7.45 alle 13. E per chi lavora questi tempi sono una vera e propria trappola. «Sono fuori tutto il giorno - spiega Maria Cristina -. Quando arrivo a casa di giovedì, il cimitero è già chiuso da due ore. Va bene c'è la domenica, ma non sempre è facile conciliare gli orari con l'apertura e la chiusura del campo santo. Almeno fosse aperto di domenica pomeriggio. Basterebbe qualche ora in più per risolvere il problema. Gran parte di noi lavora e non possiamo permetterci il lusso di chiedere permessi per venire al cimitero».
Alcune signore bene informate lamentano poi il fatto che non ci sono più loculi da acquistare. E né ossari. Quelli costruiti recentemente sono stati tutti venduti: «Sappiamo della nuova moda in città, quella della cremazione. I genovesi preferiscono essere cremati. Ma a noi non interessa. Preferiamo una forma di sepoltura più tradizionale. Ma la situazione attuale ci porta a pensare che forse dovremmo essere costrette a “emigrare” in qualche altra necropoli della città. Cosa che non piace né a noi, né ai nostri parenti. Sarebbe il caso che il Comune prendesse atto del problema e lo risolvesse, senza mezzi termini. Perché lo spazio per costruire, volendo c'è».